«Prodi Robin Hood, io sceriffo di Nottingham»

Se va avanti così io faccio la figura del cattivo che rubava soldi ai poveri per darli ai ricchi

(...) altrettanto forti ai tributi locali. Che i contribuenti finirebbero inevitabilmente per addebitare ai loro amministratori. Meglio correre ai ripari per tempo, visto che, per quanto riguarda in particolare Pericu, i concittadini sono già da tempo in testa alla classifica nazionale dei tartassati, ma stanno per essere gravati da una serie di aumenti a raffica. Fior da fiore, in sintesi: aumento dell’Ici (anche per via della revisione degli estimi catastali) e dell’addizionale Irpef (effetto: il doppio di quanto pagato finora, prelievo diretto dallo stipendio). Non finisce qui: il prelievo forzoso dalle tasche dei liguri comprende anche gli «adeguamenti» (li chiamano così quelli che hanno vergogna di applicarli) relativi al ticket di accesso al pronto soccorso, da 15 a 23 euro, nonché alla tassa di soggiorno e all’incredibile-ma-vera «tassa di scopo», una specie di saccheggio del vocabolario italiano per definire lo scippo, immediato, degli ultimi spiccioli dei contribuenti con la scusa di realizzare, in futuro, una grande opera pubblica. Senza contare l’ultima trovata di Marco Nesci, consigliere regionale di Rifondazione comunista, che, in nome del populismo espresso nella frase: «Ora anche i ricchi piangono», suggerisce di istituire la «tassa annuale sullo stazionamento e la circolazione degli yacht nel Mar Ligure». Con l’evidente obiettivo - alla vigilia del Salone Nautico, complimenti alla tempestività! - di favorire al massimo l’accoglienza dei diportisti. Un’idea che non convince per niente il capogruppo di Alleanza nazionale in Regione, Gianni Plinio, che bolla il balzello come «proposta indecente» (ne riferiamo in dettaglio a parte).
Di fronte a questi chiari di luna, Pericu non se l’è sentita di starsene zitto e buono. E mentre il presidente della Regione Claudio Burlando, chiamato a pronunciarsi sull’eventuale imposta sugli yacht, prosegue il catalogo delle cartoline raccolte nel viaggio in Cina, il sindaco di Genova fa il decisionista e passa al contrattacco, risoluto a scongiurare il rischio del tracollo dell’immagine pubblica: «Se qualcuno pensa di fare il Robin Hood della situazione - tuona Pericu -, con la scusa di togliere ai ricchi per donare ai poveri, ma rovesciando le conseguenze sui Comuni, ebbene, io allora ci faccio la figura dello Sceriffo di Nottingham». Riflessione tutt’altro che peregrina, considerati i precedenti personali di amministratore pubblico e i «ritocchi» appena annunciati all’integrità dei patrimoni dei genovesi. In realtà una sorta di nomina ad honorem da «sceriffo di Nottingham», quello che prendeva ai poveri per dare ai ricchi, Pericu se l’era già abbondantemente meritata. Ma che a conferirla definitivamente adesso fosse uno della «sua» sinistra, sebbene monsignore laico, neanche lui poteva aspettarselo. Ecco la ragione della levata di scudi, forte e chiara. Peccato che le ritorsioni annunciate si limitino alla minaccia - l’ha confermato ieri Pericu - di «consegnare provocatoriamente le chiavi della città al governo». Sai cosa se ne fa, il professor Prodi delle chiavi, simboliche oltretutto, di Genova! Gli bastano quelle di Palazzo Chigi. Lo sceriffo di Nottingham continui pure a mugugnare. Tanto, alla fine, incassano tutti e due. Mentre Robin Hood s’è perso da tempo nella foresta di Sherwood.