Prodi rompe con Bertinotti: "Non hai senso dello Stato"

Palazzo Chigi: &quot;Entrata a piedi uniti senza precedenti&quot;. Rifondazione: &quot;Governo in confusione&quot;. E al Senato <strong><a href="/a.pic1?ID=225489">doppio ko per l'Unione sulla sicurezza</a></strong>

Roma - «Bertinotti? Non ha il senso dello Stato». La nota è secca e di quelle che segnano forse un cambio di stagione. La firma è «solo» di Enrico Micheli, sottosegretario alla presidenza, e non direttamente di Romano Prodi, tanto per non tagliarsi tutti i ponti dietro. Ma la risposta di Palazzo Chigi è comunque molto aspra: «Non ricordo precedenti nel mondo politico, quanto meno occidentale, in cui lo speaker di un ramo del Parlamento entri a piedi uniti sulla situazione politica attuale, colpendo direttamente e senza il minimo di umorismo il presidente del Consiglio in carica. Purtroppo anche questo è il segno di un ricorrente, diffuso affievolimento del senso dello Stato». Altrettanto dura la controreplica del Prc. «Micheli, che forse guarda più alla Russia che alla democrazie, si scusi e Prodi prenda le distanze», dice Gennaro Migliore, capogruppo alla Camera. «È il segno della confusione in cui versa il governo», aggiunge Giovanni Russo Spena, presidente dei senatori.
«Capopopolo», scorretto, di parte, esempio «dell’impazzimento istituzionale». Nemmeno Emma Bonino fa tanti giri di parole per commentare l’ultima uscita di Fausto Bertinotti, che ha definito «fallimentare» l’esperienza del centrosinistra la governo. E anche Clemente Mastella, uno che minaccia la crisi tutte le settimane, attacca il presidente della Camera: «Le sue sono frasi irrituali e fuori del suo mandato. Se cade il governo, si deve dimettere».
Ma a stupire stavolta sono i toni usati dalla Bonino, in genere misurata e moderata. «Sarà ben vero - dice il ministro del Commercio estero - che pure nelle legislature precedenti altrettanti presidenti della Camera si comportavano da capipartito, però io trovo francamente inaccettabile che la terza carica istituzionale del nostro Paese, il presidente che rappresenta tutti i deputati, trasgredisca e venga meno in modo così patente a dei vincoli di correttezza istituzionale». Bertinotti dunque ha sconfinato. «Non mancano a Rifondazione un segretario e dei dirigenti per parlare di quei temi. A me sembra - conclude - un esempio evidente dell’impazzimento istituzionale un presidente della Camera che fa il capopopolo».
Pure Mastella si dichiara sconcertato. «In altri tempi - racconta intervistato da Maurizio Belpietro su Canale 5 - una dichiarazione di questo tenore avrebbe comportato sia un atto di sfiducia nei suoi confronti, perché dice cose irrituali e fuori dal suo mandato istituzionale, sia una crisi di governo». Oggi non accade né l’una né l’altra cosa. «La parola crisi non piace più - spiega il Guardasigilli - però siamo sicuramente in uno stato di grande difficoltà. Palazzo Chigi sostiene che farà il punto della situazione a gennaio: vedremo. O avremo voglia di stare ancora insieme o sarà meglio dividersi». Serve una svolta, un chiarimento definitivo: «Quando una storia finisce, puoi provare a a rimettere insieme i cocci. Ma se l’amore non c’è più, prendiamone atto».
Lui a Bertinotti, giura, vuole bene. «Per Fausto ho affetto e riconosco le sue qualità e la sua intelligenza». E stare zitti, aggiunge Mastella, non è obbligatorio. «Può intervenire, certo. È giusto che sia così, anche se è la terza carica dello Stato, perché non è sterilizzata la sua funzione di parlamentare o di leader politico». Però ci sono dei limiti: «Non si entra a gamba tesa quando ci sono processi politici in atto». E soprattutto, insiste il ministro della Giustizia, bisogna poi assumersi le responsabilità di quanto si dichiara: «Si tratta della coalizione e dell’esecutivo grazie ai quali Bertinotti è diventato presidente della Camera. Per cui, se cade il governo, sarebbe giusto che pure il presidente della Camera si dimettesse». Resta «il problema politico» posto da Bertinotti. «Quando uno dice certe cose e un altro pensa solo a proporre una legge elettorale per sé e se ne frega degli altri, di fatto siamo a un’apertura di crisi. Il clima è questo».
Ma per Cesare Damiano «le valutazioni di Fausto Bertinotti sono sbagliate e ingenerose». Il governo, sostiene infatti il ministro del Lavoro, «ha finora compiuto un’azione sociale di altissimo profilo: come coalizione dovremmo essere orgogliosi»