Prodi-Rutelli, asse sulla linea dura

Intesa tra Professore e Margherita contro Montezemolo: «Impegni mantenuti, la manovra è seria e giusta»

da Roma

«È una Finanziaria giusta e seria. Abbiamo mantenuto gli impegni presi». Il premier Romano Prodi di concessioni alle tesi degli industriali non ne vuole sentir parlare. E la sua risposta alla dura presa di posizione di Luca di Montezemolo contro la Finanziaria non lascia presagire nessuna correzione di rotta in corso d’opera né tantomeno un’autocritica per come è stata scritta la manovra. Come quelle che sembrerebbero invece emergere dalle parole dei vertici Ds, in particolare quelle pronunciate da Massimo D’Alema.
La linea dura di Prodi corrisponde invece a quella della Margherita. E forse pesa il fatto che ieri Dl ha anche subito lo sgarbo di una lettera inviata dallo stesso Montezemolo agli organizzatori di «Glocus 2006», il pensatoio di Dl che dovrebbe servire a riallacciare i contatti tra imprese e centrosinistra. Una missiva dove il presidente degli industriali ha auspicato una vittoria dei «riformisti» sui «massimalisti». E che suona molto come una bocciatura dei moderati nell’Unione.
La risposta di Francesco Rutelli è stata un appello alla centralità della politica. «Ascoltiamo molte opinioni, imprese, sindacati, ma poi - è la tesi del vicepremier - tocca alla politica tirare le somme. Non agli interessi settoriali, ancorché importanti. Non vedo il motivo di vivere con particolari patemi il dibattito. Dobbiamo difendere l’impianto della Finanziaria che è solido e giusto, ma aggiusteremo le cose correggibili. Non siamo i rappresentanti del sindacato né di Confindustria. Siamo oggi i rappresentanti del popolo italiano e il governo - sottolinea il leader della Margherita - deve portare alla sintesi le istanze del mondo produttivo, che è formato non solo dalla grande industria ma anche dalla piccola impresa, dagli artigiani, dai lavoratori autonomi, dalle professioni e tutte le categorie».
La spiegazione all’entità della manovra, secondo Rutelli, sta tutta nelle ragioni del rigore dei conti. «La manovra economica è tosta perché la situazione lo impone, dobbiamo mettere i conti a posto. Ma dobbiamo anche puntare allo sviluppo economico e le due cose vanno insieme: mettere i conti in ordine e far ripartire la crescita». Anche se, precisa, «miglioreremo quelle parti che hanno ancora alcuni difetti».
Una critica di metodo a Confindustria, verrebbe da dire. Ma il risentimento della Margherita nei confronti di Montezemolo, che ha di fatto accusato i moderati dell’Unione di aver lasciato campo libero ai massimalisti, emerge soprattutto dalle parole di Tiziano Treu. Quella del presidente di Viale dell’Astronomia, «è una tardiva operazione tattica», ha detto il responsabile economia della Margherita, a margine del seminario della Fondazione Glocus. L’ex ministro del lavoro entra anche nel merito delle vicende interne alla confederazione degli industriali. «Montezemolo - ha spiegato - deve difendersi dalle critiche interne alla sua organizzazione». E i malumori in Confindustria «non dipendono certo dal Tfr, ma da una critica alla sua conduzione che gli viene dalla sua base».
Nella foga della polemica, al giuslavorista della Margherita scappa pure una valutazione negativa dell’intesa di giovedì sul Trattamento di fine rapporto. Quella che il ministro Tommaso Padoa-Schioppa ha definito «storica». «Alla fine - ha spiegato Treu - sul Tfr abbiamo ceduto e ne è uscita fuori un’operazione rabberciata; e lui ora fa pure lo spiritoso, ha pure inventato l’anima».