Prodi salva Visco ma perde la faccia

Il Senato approva l'ordine del giorno dell'Unione e boccia tutti i documenti dell'opposizione, compreso quello in cui si &quot;apprezzava&quot; l'operato della Gdf. <strong><a href="/a.pic1?ID=183421">Padoa-Schioppa insulta </a></strong>il generale Speciale. I voti Svp in cambio di <strong><a href="/a.pic1?ID=183416">sconti benzina</a></strong> per gli altoatesini. <strong><a href="/a.pic1?ID=183417">L'ira della Cdl</a></strong>: mai così in basso

Roma - Il governo l’ha «sfangata», sul caso Visco-Speciale. Almeno al Senato e per ora, perché l’affaire rimane ingarbugliato e avrà ancora strascichi laceranti. Tant’è che intorno alle 23 di ieri - con l’apporto dei senatori a vita Emilio Colombo e Rita Levi Montalcini, e avendo rassicurato «fiscalmente» i senatori sudtirolesi - tutti i documenti dell’opposizione sono stati respinti con 160 voti contro 155. C’è stato un parapiglia sulla mozione della maggioranza, risolto dal presidente Franco Marini d’autorità: col risultato di far approvare soltanto «l’operato del governo» e cancellando anche l’«apprezzamento» per il ruolo delle Fiamme gialle.
Si è conclusa così una giornata tra le più tempestose per Palazzo Madama, con l’accusa dell’opposizione a Marini di essere «un presidente di parte». Deflagrante è risultato l’intervento del ministro Tommaso Padoa-Schioppa, che sostanzialmente ha dato del golpista al generale Roberto Speciale, suscitando l’uragano dell’opposizione e gli applausi alquanto imbarazzati della maggioranza che a quel punto anch’essa si è chiesta: perché allora promuoverlo alla Corte dei conti invece di degradarlo con ignominia? E se il viceministro Vincenzo Visco ha invece avuto un comportamento ineccepibile e adamantino, pur senza farlo «santo subito» come irridevano i cartelli innalzati dalla Cdl, perché mai costringerlo a restituire la delega proprio sulla Guardia di finanza?
Interrogativi che gravano insieme a quelli sulla legittimità delle procedure, che hanno caratterizzato il dibattito. Tempestose le riunioni della Conferenza dei capigruppo, poiché non si riusciva a chiarire se esista un decreto di revoca per Speciale. Lo stesso Marini ha faticato parecchio senza riuscire ad ottenere lumi da Palazzo Chigi, salvo un generico impegno a sanar la faccenda nel Consiglio dei ministri di oggi. Tant’è che la Cdl ha confermato la sua mozione che impegnava il governo a ritirare tutte le deleghe assegnate a Visco con la denuncia che mancando il decreto di revoca dell’incarico di Speciale, c’è una indubbia «situazione di incertezza» nella Gdf «con contestuale presenza di due comandanti generali».
Confermata anche la mozione della Lega che poteva crear confusione nell’Unione, perché esprimeva «la fiducia sull’operato» delle Fiamme gialle «e dei suoi alti vertici della catena di comando». Anche l’Unione ha confermato il proprio ordine del giorno che «condivide l’operato del governo ed esprime pieno apprezzamento per il ruolo che svolge la Guardia di finanza, essenziale per l’ordine democratico e l’equità fiscale». E ai sette odg della Cdl Calderoli ha infine aggiunto la «sorpresina» che aveva promesso, due ordini del giorno «trappola». Il primo infatti, impegnava il governo «a respingere la “spontanea” rimessione della delega di coordinamento del Corpo della Guardia di finanza da parte del viceministro Visco». L’altro, provocatoriamente, «esprime fiducia» a Visco sollecitando «iniziative amministrative contro gli ufficiali della Guardia di finanza che, nell’ambito dell’autonomia loro garantita, non si dimostrino asserviti alle direttive dell’esecutivo». Al momento del voto, Calderoli ha dovuto ritirarli ambedue per l’opposizione di Marini.
Ma la rossa bomboniera ha preso fuoco a sera, quando il titolare dell’Economia ha preso la parola anticipando subito che non esiste un caso Visco-Speciale: il generale è colpevole di tutto e di più, il viceministro è un politico specchiato. Marini ha dovuto interrompere la seduta dopo appena due minuti, con imbarazzo anche della diretta televisiva, per gli strepiti e le urla che son ripresi poi costanti per gli interi 40 minuti dell’incredibile j’accuse di Padoa Schioppa. «Buffone, buffone!» gli gridavano mentre volavano manifesti con Visco nei panni del Padrino, «state ammazzando la democrazia!» mentre da An gli veniva lanciato un berretto delle Fiamme gialle. Quello niente, imperterrito e temerario.
Pessima figura della maggioranza, che impigliatasi nelle manovre di Calderoli ha fatto venir meno ogni riconoscimento per il Corpo della Guardia di finanza. Ha provato il mastelliano Nuccio Cusumano in extremis, a proporre un voto comune e riparatore, ma s’è alzato il diessino Massimo Brutti e ha detto niet.