«Prodi sbaglia, non serve un’Authority sui conti»

Il ministro dell’Economia: «L’organismo di controllo sarebbe un carrozzone, la sinistra ha lasciato un buco che abbiamo risanato»

da Roma

La nuova authority sui conti pubblici, chiesta da Romano Prodi, sarebbe solo «un nuovo carrozzone», privo di alcuna utilità per il Paese. Il contratto con gli italiani è stato onorato, e l’obiettivo di un’aliquota massima al 33% resta «anche se da raggiungere progressivamente». Inoltre, nel programma della Casa delle libertà, sarà compresa una legge Tremonti-ter a favore delle imprese.
Giulio Tremonti risponde via radio alle accuse del professore bolognese sulla situazione della finanza pubblica, ed osserva che sui conti italiani c’è «assoluta trasparenza», certificata da Istat, Eurostat, Fondo monetario, Commissione europea ed Ocse. «I conti sono stati controllati dall’Ecofin con precisione millimetrica - ricorda - e la Finanziaria è stata giudicata seria e responsabile. Se poi qualcuno vuole creare un nuovo carrozzone... faccia pure, ma al Paese non serve».
Il ministro dell’Economia rimanda al mittente le accuse prodiane di aver annullato l’avanzo primario nel quinquennio di governo. «La sinistra - ribatte - non ha certo risanato i conti. Prodi ci ha lasciato non un avanzo primario ma un buco primario, certificato dall’Europa. Io non ho mai detto che abbiamo risanato i conti - aggiunge - ho detto che abbiamo cercato di assicurare all’Italia, facendo moltissime riforme, i conti pubblici e la tenuta sociale». Certo, «l’euro - dice - non è stato neutrale, ha distrutto la capacità di misurare il danaro da parte della gente. Serviva la banconota da un euro, che prima o poi arriverà; e serviva la doppia circolazione». Anche per i rilievi del presidente Ciampi sulla concertazione c’è un’osservazione del ministro: «La concertazione noi l’abbiamo fatta, non l’ha fatta invece la Cgil che, unica fra tutte le parti sociali, non ha firmato il Patto per l’Italia». Invece, accoglie con soddisfazione i risultati di bilancio della Fiat: «Sono contento che l’azienda possa essere positiva per il futuro dell’Italia, come nel passato».
Tremonti parla anche di elezioni, si dice fiducioso nel successo del centrodestra perché gli italiani «sanno che Prodi può vincere ma non può governare, visto che il centrosinistra non ha un programma ed è unito solo dall’odio verso Berlusconi». E nell’eventualità teorica d’un pareggio, esclude categoricamente «ipotesi elitarie o mercenarie». Nessun governo tecnico, voluto dalle élite del Paese, ma neppure spazio per «formule mercenarie», mettendo insieme forze dei diversi schieramenti unite solo dalla convenienza di andare al governo. E infine, sarà Tremonti la quarta punta dell’attacco della Cdl? «La quarta punta c’è già, e si chiama Umberto Bossi», risponde il ministro dell’Economia.