Prodi scrive bene, ma in quanto a razzolare...

Caro Granzotto, a corollario di quel che lei ha scritto, domenica 22 maggio, sui 26 milioni mensili che Prodi intasca a titolo di contributo a facilitarne il «reinserimento nella vita sociale» dopo la parentesi che - quale presidente della commissione europea - lo ha costretto all’emarginazione sociale, ecco quanto lo stesso Prodi scrive nel documento - condensato, in 4 capitoli, del proprio pensiero - Europa: il sogno, le scelte.
Al capitolo «uguaglianza» scrive Prodi: «Se guardiamo ai dati che misurano la distribuzione del reddito siamo costretti a riconoscere che le disuguaglianze, dopo essere discese tra il 1970 e il 1980, sono nuovamente cresciute tanto da essere ritornate, alla fine dello scorso decennio, dove erano 30 anni prima. Quando le scale delle retribuzioni vanno letteralmente in pezzi perché i più alti dirigenti raggiungono guadagni stratosferici, quando chi lavora nella finanza è pagato infinite volte di più di chi lavora nella produzione, quando i padri e le madri non possono più contare di offrire ai propri figli una vita migliore di quella che loro stessi hanno vissuto, allora vuol dire che nell’equilibrio di quella società qualche cosa si è rotto.
Se non vuole mettere a repentaglio il proprio futuro, l’Europa deve riparare questi strappi nel tessuto delle proprie società. Noi respingiamo l’idea stessa di un’Europa divisa tra coloro che hanno e coloro che non hanno».
Non le dico cosa scrive nel resto del documento. A lei la parola.
f.b. - Email


Sarebbe stato un grande e magari avrei persino cambiato gabbana, io, se Romano Prodi avesse detto quelle cose nel settembre del 1999, al momento di insediarsi alla presidenza della Commissione europea e dunque dopo aver preso visione del trattamento economico (con gli annessi e connessi circa 30mila euro mensili, ovvero 697 milioni di lire all’anno per cinque anni), dell’entità della pensione extra e dell’assegno per il reinserimento nella società. E facendo seguire alle parole i fatti, al fine di non contribuire a «mandare in pezzi le scale delle retribuzioni», al fine di ricucire «gli strappi nel tessuto della società», al fine di collaborare concretamente a estirpare il cancro di una Europa «di quelli che hanno e di coloro che non hanno», avesse chiesto che il suo personale monte premi eurolandico fosse illic et immediate ridotto di due terzi. Invitando (o costringendo, in qualità di boss) tutti gli europapaveri a seguire il suo esempio.
Ma allora, quando si trattò di passare alla cassa, zitto e mosca. Molto tromboneggiare sugli Ideali, i Valori e i Princìpi, ma sul grisbì, sulla scala delle retribuzioni che andava in pezzi, sui marpioni «che raggiungono guadagni stratosferici», acqua in bocca. Ricorrendo a una espressione napoletana poco chic ma efficace, nel rispondere al lettore Enzo Todaro mi chiedevo se per caso Prodi fosse della razza dei «chiagne e fotti». Lo è.