Prodi, show contro il comico. Ma lo incorona leader politico

Il premier tenta di ridimensionare l’attore, poi lo legittima come suo avversario diretto: "Ora che si candida cambia tutto e dovrà dirci che cosa propone su traffico, asili nido e soldi"

Roma - Già nell’ascensore di via Teulada - tra un sussurro e un sospiro, con la sua inconfondibile oratoria bofonchiata - snocciola la battuta preparata con i suoi collaboratori: «Non sono un valium anzi... ehh... sono sveglio come un Grillo!». Ed è così che, a sorpresa, Romano Prodi apre la sua stagione mediatica a Porta a porta con una lunga arringa contro Beppe Grillo e contro l’antipolitica. Il presidente del Consiglio mostra di considerare lo show man come una sorta di contender, un vero e proprio avversario politico. Di più: parlando del famoso concorso annullato dal ministro Fabio Mussi prende le impopolari parti della «Casta», e si lascia sfuggire una frase che stupisce: «Non è la politica che non va... non è che la società italiana sia meglio... Uhhhm».

Per carità: tutto questo ragionamento Prodi lo scandisce col solito tono curiale e con sempiterno sorriso sulle labbra. Lo condisce con i suoi soliti borbottii, cadenzando il tutto con sospiri apparentemente bonari. Ma lo fa anche con un percepibile tasso di malizia, persino con i sospiri di sollievo di chi è convinto di aver esorcizzato il problema: «Ehhhh... Adesso che Grillo si candida cambia tutto! Adesso dovrà dirci cosa vuole fare, eh, eh, eh... C’è già chi gli chiede “Perché ti sei candidato ora?”; chi chiede perché non lo ha fatto dopo, persino chi, sul suo stesso blog, dice non è d’accordo che si facciano liste in suo nome. Eh, eh, eh...». Insomma, pare che la cosa lo diverta moltissimo. Poi si spinge fino a paragonare Grillo ad Aristofane (e di conseguenza se stesso a Socrate!), senza considerare le implicazioni autojettatorie: «Aristofane - ricorda il premier - attaccò con le stesse parole di Grillo tutta l’intera classe politica. E quando Platone nell’Apologia di Socrate parla della sua morte dice che “è stato ucciso da tanti, ma soprattutto da uno scrittore di commedia”... e cioè da Aristofane». Poi vorrebbe aggiungere anche un raffronto con il pujadismo, ma non gli viene il nome: «Eh... è successo anche in Francia». A Vespa però l’evocazione della cicuta piace: «Lei - gli chiede ironico - si sente in pericolo?». E Prodi: «Nòòòoh... Ma è per dimostrare che questi episodi non sono nuovi nella storia».

E dunque Prodi prende per le corna il problema-Grillo eleggendolo, anche mediaticamente, al rango di antagonista. Lo fa nel momento di massima crisi di consenso del suo governo, arriva a parlare molto più contro lui che contro Silvio Berlusconi (ed anche questo è un segnale curioso). Sotto il sorriso, a ben vedere, una punta di cicuta la avverti: «Eh-eh-eh-eh....». Vespa: «Prego?». Prodi: «Ehhh è la democrazia... adesso arriva per lui la fatica del costruire, perché a distruggere si fa presto!». Il conduttore, commentando la mirabolante valutazione di Renato Mannheimer secondo cui Prodi sarebbe al 17%: «È nato il qualunquismo di sinistra?». E il premier: «No-no-no... Io, ripeto, vedo questo passo delle liste con estremo favore: adesso dovrà dire cosa vuol fare su traffico, asili nido, soldi... È la politica questa!». Evidentemente deve sentirsi molto sicuro di sé, Prodi, perché aggiunge, rivolto al sondaggista, sgranando l’occhio a palla: «Possiamo rifarla fra quindici giorni quella ricerca?».

Vespa: «È convinto che dopo la finanziaria il consenso di Grillo crolli?». E Prodi: «Nooo... Dopo le sue liste, hi-hi-hi... So cosa vuol dire scegliere i nomi....». Che ridere, che spasso. Ma dopo tutti i salti mortali sulla questione della riduzione delle tasse («Uh-subito no-ehm, non ci sono ancora risorse...»), il premier ha ancora qualche cartuccia da sparare. Vespa gli ha portato in studio tre famiglie-campione. Quella di sinistra (ironia della sorte) di cognome fa «Quaresima», e il portavoce Silvio Sircana ci scherza su: «È una manovra degli autori contro di noi per dare un’immagine di depressione!». Quella di destra «Colombo». La signora Colombo è molto tosta, studia filosofia, critica sprechi e benefit dei politici, chiede più rigore. Ma a sorpresa il premier non ci sta: «Lei chiede un modello... so che la risposta è impopolare e me ne rendo conto... la classe politica deve dare l’esempio, per saper essere una guida per i cittadini... Ma io non trovo affatto che la società sia migliore: quando vedo i concorsi truccati, difese corporative, figli che fanno il mestiere dei padri... allora purtroppo devo dire che la società italiana non è meglio della politica». Ma anche la politica tradizionale qualche grattacapo lo da. Ad esempio la manifestazione della sinistra antagonista. Lui la teme? A parole no. «Perché dovrebbe indebolire il mio governo? Ci sono state manifestazioni fino ad ora, e tante, ancora ce ne saranno» (Hi-hi-hi vediamo fra quindici giorni, direbbe forse Prodi, se potesse giudicare Prodi).