Prodi si arrende ai sindaci e fa lo sconto di 500 milioni

Accordo a Palazzo Chigi dopo le proteste. Abbuono di 100 milioni per le Province. Polemica con Cofferati

Antonio Signorini

da Roma

Tutto secondo le previsioni: il governo alla fine ha trovato le risorse per alleggerire il taglio dei trasferimenti ai comuni previsto dalla finanziaria. Ed è riuscito anche a fare uno «sconto» più consistente rispetto ai 400 milioni di euro previsti nei giorni scorsi. Al pranzo di ieri tra il premier Romano Prodi e i rappresentanti di Comuni e Province il governo si è presentato con una diminuzione di 600 milioni di euro ai tagli per gli enti locali che la manovra aveva fissato a 4,4 miliardi. Sindaci e presidenti si sono detti soddisfatti. Il maggior beneficio andrà ai Comuni che incassano da soli uno sconto di 500 milioni. Altra concessione dell’esecutivo è l’aver fatto saltare il tetto del 2,6 per cento agli investimenti che così torna al 12,5 per cento e concedere ai piccoli comuni 266 milioni di euro. La cifra complessiva concessa agli enti locali è quindi di un miliardo di euro. Ma non saranno intaccati i saldi della manovra, così come aveva chiesto il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa. In altre parole i milioni concessi agli enti locali dovranno essere presi da qualche altra parte. Non dalla chiusura di una finestra delle pensioni di anzianità, come era stato ipotizzato nei giorni scorsi. E non si tratterà nemmeno di «prelievi esterni», ha assicurato il ministro dei Rapporti con il Parlamento Vannino Chiti.
Ma quando si è trattato di spiegare quale sarà la copertura, Chiti ha parlato di una non meglio precisata «riorganizzazione interna» delle spese e da una «quantificazione precisa per la compartecipazione dei Comuni all’Irpef». Che non significa niente perché rimodulare la compartecipazione a vantaggio degli enti locali comporta un’ulteriore copertura per le entrate sottratte allo Stato.
Le risorse per gli enti locali potrebbero essere coperte dall’operazione sul Tfr che darà un gettito superiore di un miliardo rispetto alle previsioni. Senza contare il «giochino», come lo definisce Giuseppe Vegas, senatore di Forza Italia e tecnico delle Finanziarie, del margine di copertura da 25 miliardi lasciato nella manovra. E con il quale «potranno coprire anche altre iniziative di spesa».
La soluzione è comunque piaciuta a sindaci e presidenti di Provincia. Leonardo Domenici, presidente dell’Anci e sindaco di Firenze, ha parlato di un «passo in avanti significativo», il primo cittadino di Torino Sergio Chiamparino di una «base utile» mentre per il sindaco di Milano Letizia Moratti, rimangono aperte «la questione della sicurezza e la questione delle infrastrutture». Contento anche il sindaco di Bologna Sergio Cofferati, che nei giorni scorsi era stato uno dei più severi con la manovra. Ora, ha sostenuto uscendo da Palazzo Chigi, c’è stata «una correzione evidente, importante e quindi siamo soddisfatti». L’ex segretario generale della Cgil aveva criticato la Finanziaria anche per il fatto che colpisce il ceto medio. E forse per questo il ministro Chiti lo ha di nuovo rimbrottato, dicendo di «non avere condiviso nulla dei modi e dei toni usati dal sindaco di Bologna». Soddisfatto anche il sindaco di Roma Walter Veltroni secondo il quale è stato trovato «un punto di incontro». Esito positivo anche per Prodi e Padoa-Schioppa che ha definito «costruttiva e conclusiva» la riunione. Un’eco della polemica con i Comuni sull’accordo che, secondo il ministro dell’Economia, era stato trovato e poi è stato ritrattato dagli enti locali.
Rimangono ancora aperti i principali nodi «normativi», soprattutto per quanto riguarda lo status degli assessori. Il tavolo di palazzo Chigi ha stabilito che le norme contenute nella legge Finanziaria relative al funzionamento degli organi e agli amministratori locali saranno esaminate in seguito, con il ministro dell’Interno Giuliano Amato.