«Prodi si regoli: o noi o loro»

Altro che Rosa nel pugno. Un pugno alla Rosa, altroché. La Margherita medita di aprire la guerra e intanto spara, contro l’alleanza del centrosinistra con Radicali e socialisti. I liguri non hanno gradito e lo dicono. Lo avevano già detto, fra l’altro, mesi fa, quando, in vista delle elezioni regionali, Massimiliano Costa, oggi vicepresidente della Regione, tuonò: «Con loro non corro». Quella volta aveva funzionato. Ma adesso che il sodalizio è realtà, adesso che nessuno li ha interpellati, i petali liguri di Francesco Rutelli hanno un magone di rabbia misto a impotenza che potrebbe esplodere già martedì prossimo, quando il loro leader sarà ospite di Primocanale e quando loro potrebbero andare in massa a dirgliene un paio. Ma come? Va bene che Francesco era radicale lui pure, ai tempi. Ma mischiare l’anima cattolica della Margherita con i proclami da Anticristo dei radicali, questo è troppo: «Ci farà perder voti». Quindi: «O noi o loro» avvertono. Facessero almeno qualcosa, i seguaci di Marco Pannella, per rendersi un po’ più digeribili. Macché.
Non aiutano i proclami radicali a livello nazionale: «Rivediamo il Concordato» ripetono dal giorno in cui hanno siglato l’accordo della «rosa nel pugno» con socialisti, laici e liberali. Aggravano la situazione le uscite in quel di Genova. Nemmeno il rispetto della commemorazione dei Morti e il 3 novembre Marco Fallabrini, medico e consigliere provinciale (di Liguria Nuova, ma vabbè) e Alessandro Rosasco, studente, appena eletti nel comitato nazionale dei Radicali Italiani, se ne sono usciti con le priorità: amnistia per i carcerati e trasformazione in legge dei Pacs.
Per la Margherita imbraccia il fucile direttamente il segretario regionale, Rosario Monteleone: «Questa è euforia mista a confusione. Euforia per la grande partecipazione popolare e per il buon risultato delle primarie, con le quali i nostri elettori hanno dato un giudizio negativo al governo di centrodestra e dato un chiaro segnale di ricerca di unità nel centrosinistra. Confusione perché si vogliono inserire nell’alleanza forze eterogenee, che rischiano di alterare e snaturare l’immagine del centrosinistra».
Se non fosse chiaro, c’è anche la traduzione dal politichese: «Quelle dei radicali sono solo boutade che non entreranno nel programma, ma che rischiano di farci perdere i consensi dei moderati. Si perdono sempre voti quando invece di seguire la via maestra si va su una strada parallela». E di convergenze parallele, l’Unione ne deve già gestire parecchie.