Prodi si schianta sul codice stradale

Gli alleati bocciano il governo sul decreto &quot;salva-neopatentati&quot; e il premier promette: più soldi ai poveri e mano pesante sulle rendite finanziarie. <strong><a href="/a.pic1?ID=209199">Giallo sulla copertura</a></strong>

Roma - Ormai è un bollettino di guerra, non stupisce più che il governo vada sotto in Parlamento, se non fosse che ora scivola pure alla Camera dove conta una maggioranza schiacciante, al contrario del Senato dove è appeso ad un filo. Tant’è che ieri il governo è stato battuto a Montecitorio su un emendamento alla sicurezza stradale, col voto della Rosa nel Pugno che aveva firmato la modifica e quello dell’Udeur che è risultato determinante. Clemente Mastella ha subito giustificato con l’«errore tecnico» dei suoi deputati rinnovando la «piena fiducia» in Romano Prodi; e poiché è uomo d’onore merita fede, comeinsegna Shakespeare. L’«incidente» però, manifesta ugualmente la fibrillazione nel centrosinistra, accelerata al parossismo e paralizzante per l’azione di governo. La verità è che s’agitano numerosi attentatori alla vita (politica, s’intende) di Romano Prodi. C’è il gioco del cerino nella maggioranza: molti vogliono la caduta del premier ma ognuno manovra perché siano gli altri a pugnalarlo. Manca un Bruto che dia dignità all’operazione. Ma il cerino si sta consumandovelocemente, potrebbe spegnersi oggi sulla finanziaria, presto sul revival del caso Visco, anche a sorpresa su un codicillo per il ritiro della patente. La notizia concreta è che il decreto estivo per arginare gli ubriachi al volante che insanguinano le strade, decadrà se entro il 3 ottobre il Senato non recepisce le modifiche apportate dalla Camera. L’ultima è appunto di ieri mattina, quando con parere contrario del governo è passato - con 234 voti contro 217 - un emendamento targato Rnp che abbassa da tre ad un anno il divieto per i neopatentati di guidare cilindrate superiori ai 50 kw. Confusione e tumulti in aula, applausi dell’opposizione, sconforto sui banchi del governo nel vedere l’infezione ormai virulenta a Palazzo Madama diffondersi anche a Montecitorio. Il dipietrista Fabio Evangelisti ha lestamente tuonato che «i fatti parlano chiaro, i numeri ancora di più, e dimostrano chi sono i veri attentatori del governo Prodi: 14 deputati della Rosa nel Pugno, 8 dell’Udeur e una dei Verdi», nella fattispecie Tana de Zulueta che ha detto anch’ella d’essersi «sbagliata». Fabris invoca «l’errore tecnico di comunicazione », spiegando che l’Udeur in commissione era convinta del sì governativo a quell’emendamento, dunque va respinta «categoricamente ogni strumentalizzazione ». Mastella gli dà manforte: «Io ho la voce rauca, non possa dare ordini. E comunque, non avrei mai dato un ordine così». Passino gli «errori», ma non vi sembra che tutto cada in pezzi, quando pure radicali e socialisti se ne impipano delle indicazioni governative? Tonino Di Pietro, additato come il prossimo giustiziere del viceministro Visco (col placet di Prodi, oltretutto), rifiuta ogni solidarietà a Mastella e fa dire ai suoi che a voler la fine del governo è proprio il ministro di Ceppaloni. Walter Veltroni ammonisce l’ala estrema dell’alleanza a non tirar la corda,ma appena incoronato leader del Partito democratico non gli resterà che aspirare a Palazzo Chigi. Mastella replica a Di Pietro chiedendogli di «fare outing: io ho sempre girato in Fiat e mai in Mercedes, come può dire che non sa come siano fatti i voli di Stato?» E ribadendo che non sarà lui «il Pietro Micca della situazione», non accenderà il detonatore su cui è adagiato Prodi, mandaFabris ad avvertire la sinistra, in particolare il segretario del Prc Franco Giordano, bollando come «inaccettabile» l’eventualità che oggi il ministro Ferrero si astenga in Consiglio dei ministri: «Se non dovesse risultare l’unanimità, dovremo invitare Prodi a prendere atto che la maggioranzanon c’è». Perché «inaccettabile » adesso, quanto sopportato l’anno scorso? «Perché la sinistra non può pensare di rifare il giochino dell’anno scorso», risponde Fabris, «stavolta al Senato c’è Dini pronto a far cascare tutto». Sì, il cerino gira vorticosamente. E ieri sera Prodi ha avvertito la sinistra che nella finanziaria non c’è spazio per le loro richieste, mentre gli industriali avranno sconti. Se non siamo alle Idi di marzo...