Ma Prodi snobba Bruxelles: "Quei soldi? Alle famiglie"

Il premier annuncia: useremo i 2,5 miliardi di gettito extra per aiutare i meno abbienti

Roma - Non nasce come una risposta diretta al commissario europeo Joaquin Almunia, ma di fatto lo è. Il presidente del Consiglio Romano Prodi ha chiarito quali saranno i prossimi passi in tema di politiche sociali: aiuti diretti alle famiglie povere. Non il cosiddetto quoziente familiare (cioè un meccanismo di calcolo dell’imponibile che favorisce i nuclei numerosi). Anche perché sarebbe troppo oneroso per le casse dello stato. Il quoziente per Prodi è una ipotesi «positiva», ma il premier preferisce motivare la rinuncia spiegando che «non aiuta le famiglie più povere». Al posto di quello che si sarebbe tradotto in un calo della pressione fiscale, il governo di centrosinistra preferisce politiche attive. E sta pensando «alla necessità di aiuti diretti per le famiglie». Un aiuto «in soldi». Mirato dove ce ne sono meno: «Le famiglie più povere, le più numerose o con anziani».
Per quanto la strada scelta sia la meno costosa, comporterà comunque l’impegno di risorse extra. Come quelle del cosiddetto tesoretto che la Commissione europea vorrebbe vedere interamente dedicato alla riduzione del deficit. Un’ipotesi, quella dell’impegno del tesoretto, che Prodi non conferma limitandosi a un «vediamo».
Le versioni sulla destinazione della parte di tesoretto che non andrà ai conti pubblici, circa 2,5 miliardi, sono ancora diverse all’interno del governo. Il ministro del Lavoro nei giorni scorsi aveva precisato che la gran parte sarebbe andata alle pensioni e ai giovani. Ma ora che il premier ha alimentato le attese sulle politiche per la famiglia - e che queste presumibilmente saranno rafforzate fino al Family day del 12 maggio - per il governo sarà difficile fare marcia indietro.
Le parole del premier sono infatti state accolte positivamente, in particolare dai cattolici della coalizione, come il senatore dell’Ulivo Luigi Bobba, ex presidente delle Acli, secondo il quale «è possibile creare politiche durature a sostegno della famiglia sia attraverso il quoziente familiare sia attraverso misure concrete che costruiscano un nuovo modello di welfare centrato sull’investimento nella famiglia e nelle nuove generazioni, che favorisca la conciliazione tra lavoro e famiglia». O come Rosy Bindi, che fa propria la prudenza di Prodi sul quoziente familiare, che «finirebbe per premiare i redditi medio-alti. Una sana politica per la famiglia è invece un mix tra politiche fiscali, trasferimenti alle famiglie in base al livello dei componenti e una rete di servizi accessibili a tutti».
Nella maggioranza c’è anche chi preferirebbe abbassare le tasse. È il caso di Salvatore Raiti, dell’Italia dei valori, secondo il quale «la prima cosa da fare per una politica che vada incontro alle famiglie è agire concretamente in direzione dello sgravio fiscale, a partire dal quoziente familiare, rivolgendo l’attenzione in prima battuta proprio ai nuclei familiari più numerosi e con soggetti svantaggiati a carico».
Pressioni in questo senso anche dall’associazionismo. Per Maria Rita Munizzi, presidente del Movimento Italiano Genitori (Moige) «sono più di 30 anni che, con differenti sentenze, la Corte Costituzionale afferma che il nostro sistema fiscale, contrariamente a quanto previsto dalla Costituzione, non aiuta, né promuove la famiglia, sottoponendola invece a una tassazione iniqua». Tesi rafforzate da un’indagine conoscitiva realizzata dalla commissione Affari sociali della Camera dalla quale emerge una riduzione della dimensione media delle famiglie alla quale si accompagna un aumento della percentuale di componenti anziani. In soli 15 anni (’98-2003) le coppie con figli sono diminuite di un milione mentre le coppie senza figli sono aumentate della stessa quantità.
E nella discussione non poteva non rientrare la polemica sui Dico, i patti di convivenza, anche tra persone dello stesso sesso, sui quali il governo ha fatto una mezza marcia indietro in occasione dell’ultima crisi politica. «Il governo ha fatto la sua parte, ora tocca alle Camere», ha commentato Prodi. Prudenze che non sono piaciute a Franco Grillini, deputato Ds, secondo il quale «si fa un gran parlare di famiglie, si fa fatica a vedere i fatti. Si decida una volta per tutte cosa fare dei Dico».