Prodi: «Sono molto sorpreso» Guerra sulle presenze in video

da Roma

Gianfranco Fini prova a fare dell’ironia: «Si sottovaluta un dato incontrovertibile: nessuno è obbligato a guardare le tv e ad ascoltare le radio. Esiste un’arma rivoluzionaria che è il telecomando, quindi se gli italiani non vogliono vedere Berlusconi in tv cambiano canale».
Ma le parole del vicepremier non fanno che aumentare l’irritazione del centrosinistra, che denuncia la «occupazione» dell’etere da parte del capo del governo, e che ieri è sceso sul sentiero di guerra contro l’ipotesi di rinvio dello scioglimento delle Camere, che era fissato per il 29 gennaio. «Una proposta pretestuosa - tuona il capo dei senatori ds Gavino Angius - perché serve solo a eludere i vincoli della legge sulla par condicio. Berlusconi vuole in sostanza occupare militarmente la tv».
Si allinea il prodiano Giulio Santagata: «Un rinvio non può che farci dispiacere, è solo un modo per ritardare il periodo di par condicio». Piero Fassino fa sapere che il suo giudizio è «fortemente negativo» e avverte: «Non saranno quindici giorni in più o in meno che cambiano il giudizio degli italiani». In serata, anche Romano Prodi fa sapere di essere «molto sorpreso», perché «la decisione sulla data di scioglimento sembrava essere condivisa da tutti e tranquilla».
Interviene anche il presidente della Commissione di vigilanza sulla Rai, il rutelliano Paolo Gentiloni, che cita Truffaut: «Sento come un’atmosfera da ultimo metrò, come se fossero le ultime ore prima del coprifuoco». Ma la tanto contestata par condicio («È una nefandezza nascosta dietro a un termine latino», la liquida il ministro Antonio Martino), spiega, «non è un coprifuoco, è un pieno di confronti e dibattiti». Gentiloni tira anche le orecchie al premier: «Credo che Berlusconi stia facendo questa eccezionale moltiplicazione delle presenze mediatiche per risvegliare l’attenzione di una parte dell’elettorato di Forza Italia intermittente, deluso, che a volte non vota». Ma così, dice il presidente della Vigilanza, «si danneggia gravemente la campagna elettorale, trasformandola in una rincorsa agli insulti e alle battute, a cui il centrosinistra non sempre si sottrae». E chiude con una battuta: «Vorrei incontrare gli automobilisti in coda che si sono beccati 21 minuti di discorso del premier su Isoradio e sentire cosa ne dicono...». Sulla vicenda dell’intervento del premier a Isoradio, tra un bollettino del traffico e l’altro, ieri è intervenuta anche l’Autorità per le telecomunicazioni, che ha chiesto alla Rai di fornire chiarimenti sull’utilizzazione del servizio Isoradio per diffondere spazi di informazione politica in violazione del contratto di servizio. Se venissero riscontrate violazioni l’Authority potrebbe applicare sanzioni.
Scoppia anche un caso Domenica In, con i parlamentari dell’opposizione che denunciano: «Le porte della trasmissione che si sono chiuse per Flavia Prodi si apriranno invece per Berlusconi? Se questa notizia fosse confermata saremmo di fronte a un fatto gravissimo». Mentre continua lo scontro su Bruno Vespa, accusato dall’ex direttore dell’Unità Furio Colombo di aver teso un «agguato mediatico» a Fassino nella puntata di Porta a Porta sul caso Unipol. Il conduttore si rivolge al sindacato dei giornalisti per essere tutelato dai «furiosi attacchi» contro di lui. E intanto Peppino Calderisi e Carmelo Palma, dei Riformatori liberali, denunciano una «spudorata impar condicio contro la Cdl». Il nuovo regolamento previsto dal presidente Gentiloni, spiegano, «favorisce la coalizione che presenta più liste, vale a dire il centrosinistra che avrebbe a disposizione un tempo assai superiore a quello degli altri concorrenti».