Prodi «spegne» le ambulanze, soccorsi a rischio

Ripercussioni anche nella gestione del cpt di via Corelli e sui servizi sociali del Comune

Per due dipendenti su tre della Croce rossa milanese sarà un Capodanno da dimenticare. Dal 31 dicembre resteranno a casa: infatti, scade il contratto a termine per duecentoquaranta lavoratori delle ambulanze che ancora attendono arretrati non versati dal 2001.
«Il governo Prodi ci ha cancellati, nonostante le rassicurazioni e la presenza di sei emendamenti alla Finanziaria che prevedevano la proroga dei nostri contratti a tempo determinato - come già fece l’esecutivo Berlusconi». Virgolettato sindacale che per i milanesi si traduce in un servizio a rischio: «Siamo esasperati, continuiamo responsabilmente ad erogare i servizi alla cittadinanza ma avvertiamo che la qualità del nostro intervento è a rischio, che fra qualche settimana potrebbe registrarsi la paralisi».
Avvertenza che, senza forzatura giornalistica, significa interventi di primo soccorso meno sprint: oggi, a Milano, (dati 118) operano quotidianamente 34 ambulanze Cri a fronte di 900 richieste. Domani? «Sempre a fronte di 900 richieste ne sarebbero operative una decina». Un vero e proprio crollo nel primo intervento di chi non è solo un barelliere o un conducente di autolettighe ma è, invece, attore «del soccorso sanitario urgente, che mette in atto manovre salvavita ed esegue pratiche di soccorso impegnative e rischiose». Come dire: «Dietro il suono di una sirena, a volte fastidioso, ci sono uomini e donne che portano conforto a chi soffre e lo fanno con tutto il miglior impegno e nel minor tempo possibile».
Ma il governo Prodi non lo riconosce: dal 31 dicembre la Cri milanese - ente pubblico non economico - perde 240 dipendenti e il bagaglio acquisito «di grande esperienza». Tutti a casa perché «la Cri non può garantirgli un altro contratto». E, attenzione, c’è pure il rischio di far venir meno anche la gestione del centro di permanenza temporanea di via Corelli e la collaborazione con i servizi sociali di Palazzo Marino. Un danno dietro l’altro, accompagnato dal leit motiv delle proteste: «Ai “precari” non vengono corrisposti aumenti di salario per i passaggi di livello», «la già esistente carenza di organico limita le condizioni di vita con la difficoltà di usufruire di ferie, permessi e recuperi».
E mentre Alberto Bruno, presidente provinciale e consigliere nazionale della Croce rossa, garantisce che «la rivendicazione è ineccepibile» - «da anni non c’è alcuna revisione degli organici in relazione ai reali bisogni e le pendenze contrattuali risalgono a cinque anni fa» -, il coordinamento dei precari scende in piazza. Manifestazione di protesta in piazza Cordusio di chi reclama al governo Prodi un impegno per sanare la situazione e un intervento più deciso contro gli sprechi. «O quantomeno - dicono i precari - un provvedimento tampone per fronteggiare l’emergenza, una proroga per tutto il 2007 dei contratti in scadenza tra quindici giorni».
Speranza destinata però a restare lettera morta: «Le proteste di questi giorni, sia a livello milanese che nazionale, come risposta da parte del Governo hanno avuto solo il silenzio, dopo che per mesi Romano Prodi e i suoi ministri si sono riempiti la bocca di lotta al precariato». Valutazione amara di chi non solo vuol tutelare i propri diritti, dignità e professionalità ma «soprattutto continuare a garantire ai milanesi la totalità di quei servizi che la Croce rossa eroga già lavorando in condizioni disagiate e senza percepire le spettanze economiche».