Prodi sposa la linea dell’indifferenza: «Sono molto sereno»

Il premier da Calcutta minimizza sulle polemiche poi, in difficoltà, assicura: «Non vado allo scontro»

nostro inviato a Calcutta

«Io non vado allo scontro». Scuro in volto, espressione tesa, sorrisi tirati distribuiti agli ospiti indiani, Romano Prodi per ora sceglie la via della resistenza passiva mentre le cannonate vaticane, a Roma, fanno tremare il suo Palazzo.
A BOCCHE CUCITE
E la consegna del silenzio nell’entourage del premier è così rigida, qui a Calcutta, che persino il ministro del Commercio estero che affianca Prodi in questa lunga missione in India, la iper-laica Emma Bonino, oppone un secco no comment. Di solito la Bonino non ha peli sulla lingua, nel replicare alle ingerenze clericali, ma stavolta scuote la testa: «Non ho mai sopportato i ministri che all’estero chiacchierano di cucina italiana, non dico niente».
L’OMAGGIO A MADRE TERESA
«Io non vado allo scontro» con la Chiesa, ripete ai suoi Prodi a Calcutta, ma lo scontro c’è, e non è mai stato così frontale. Che la crociata fosse solo agli inizi, a palazzo Chigi lo avevano capito. Ma non si aspettavano un attacco così virulento. A poco è servito ieri il pellegrinaggio alla Casa di Madre Teresa; l’omaggio devoto del premier ad «una persona così fragile che da sola ha saputo gettare un seme, con risultati che la politica non riesce a produrre»; il paternoster recitato davanti alla tomba della futura santa dalla quale «vi è tanto da imparare», come ha lasciato scritto il premier sul registro degli ospiti. Le immagini di Prodi raccolto in preghiera sono rimbalzate in Italia fin dal mattino, ma né Ruini né Ratzinger si sono commossi. E mentre il capo del governo italiano si accingeva a ricevere all’Università di Calcutta l’ennesima laurea honoris causa, il capo della Cei ha tirato la prima bordata di una giornata difficilissima per il Professore, in trasferta mentre a Roma si apriva un fronte dietro l’altro: quello col Vaticano, quello con il premier croato, quello con gli Usa che lanciano warning su Vicenza.
L’INCUBO DI UN ROVATI 2
L’annuncio di una missiva «impegnativa per i cattolici» contro la legge sulle coppie di fatto è stato accolto con un certo nervosismo ma senza alcuna reazione. Poi è piombato su Calcutta l’anatema papale, e la «sindrome cinese» si è rapidamente diffusa nelle file della delegazione governativa italiana. L’incubo che in questa seconda, lunga trasferta asiatica di Prodi si ripeta lo sconquasso che investì il governo a Pechino; solo stavolta col Papa al posto di Tronchetti Provera e i «Dico» invece del «piano Rovati». Palazzo Chigi cerca di fare muro per evitarlo: «Escludo che di qui arrivi una replica», ha avvertito il portavoce del premier, Silvio Sircana. «E se sperate di assistere al film “Cina 2, la vendetta”, non lo avrete». Assalito da telecamere e cronisti, Prodi si è limitato a far sapere di essere «molto sereno», e a scuotere la testa dicendo quando gli han chiesto se fosse «turbato» dalle polemiche che infuriano in Italia.
I TIMORI DELL’ESECUTIVO
Ma la preoccupazione c’è ed è forte, perché dietro l’incessante martellamento anti-Pacs da parte vaticana a Palazzo Chigi sospettano ci sia qualcosa di più insidioso e mirato, il desiderio di assestare una spallata tutta politica all’attuale governo. «Non è possibile che questo putiferio si scateni solo qui, in Italia, mentre altri Paesi hanno fatto leggi assai meno blande e minimali senza prendersi scomuniche o anatemi», si sfoga uno degli uomini dello staff. Mentre Sircana (dopo aver buttato giù un abbozzo di reazione poi cestinato sul fatto che «i comportamenti delle persone non sono dettati da prescrizioni ma dalle convinzioni personali») a sera cercava di sdrammatizzare. E colpito alla spalla da uno degli innumerevoli uccellacci che svolazzano su Calcutta la buttava in risata: «Ecco, ho subito un attentato vaticano...».