Prodi straccia la proposta prima ancora di vederla

Il leader dell’Unione da New York: «No ai cambi di regole a fine partita. Non vedo perché scomodarci tutti per i problemi di Casini...»

Gianni Pennacchi

nostro inviato a New York

Anche se lo stesso Berlusconi dovesse chiamarla, offrirle di farla insieme, voi due, la nuova legge elettorale? «No», ribadisce Romano Prodi, «da mesi ripetiamo che la legge elettorale non si cambia, e ora siamo agli sgoccioli». Nemmeno se il presidente del Consiglio ripiegasse su piccoli aggiustamenti, «miglioramenti» li chiama lui, al sistema elettorale attuale? Che so, l’abolizione dello scorporo? Prodi scuote la testa, il suo niet è totale. Quindi allarga le braccia e sospira: «Poi faccia lui... ma non vedo perché dobbiamo scomodarci tutti per i problemi di Casini».
Così il leader del centrosinistra ieri, dopo una breve conferenza stampa nella hall dello Sheraton dove è in corso il Clinton global initiative. È partito il premier venuto per l’Onu ed è giunto lo sfidante per il rilancio dell’«Ulivo mondiale», ma a tener banco son sempre le storie di casa nostra. Vi sembra bizzarro usare New York come una dependance di Montecitorio? Avete ragione, ma non domandate se la colpa sia più dei giornalisti che dei politici. A illuminante consolazione prendete il caso di Massimo D’Alema, anch’egli qui al consesso clintoniano, che di quanto dirà (se dirà) per il progresso del pianeta non vedrà pubblicata una riga, mentre fa eco la sua dichiarazione sulla riforma elettorale. Con l’aggravante della complicazione, perché rilasciata ad una radio romana che lo ha raggiunto qui per telefono, ripresa da un’agenzia italiana e rimbalzata oltre l’Atlantico. In linea con Prodi ma un poco più sbrasone, l’ex premier della Quercia dice che «è stato tentato un colpo di mano», sventato da «una reazione molto dura» dell’opposizione.
Questo è il gran rifiuto prodiano affidato ai media: «Dopo aver detto tante volte che non si cambia la legge elettorale alla vigilia delle elezioni, volete che si cambi idea adesso? Questa ricerca esasperata muove solo da interessi interni alla coalizione di governo. Ci sono problemi più seri e urgenti, provvedimenti per l’economia, bisogni reali della gente. Ma poi, di che stiamo parlando? Ogni volta dicono di avere una proposta ma poi litigano e non se ne fa nulla. Anche l’altro giorno... la solennità con cui ci è stato presentato l’ultimo progetto di riforma elettorale della Cdl, per poi scoprire che dietro non avevano l’accordo. Siamo alla fine di un processo, ora basta».
Archiviato il problema di casa, Prodi è passato ad illustrare il suo impegno e le sue speranze nell’iniziativa dell’ex presidente americano. Gli piace perché dispiega «un progetto progressista», interessante «sia per la politica interna americana» ma ancor più per quella planetaria, perché la proposta è allargata a governanti ed ex governanti «di tutto il mondo». Rieccoci, siamo al revival dell’Ulivo mondiale, la nostalgia dell’Asinello internazionale che porta Arturo Parisi a far la spola tra il Palazzo di Vetro dove è in delegazione parlamentare e lo Sheraton dell’iniziativa clintoniana votata a trovare soluzioni «per ridurre la povertà», fronteggiare i cambiamenti climatici, governare la globalizzazione ed altri nobilissimi scopi. Pur se il New York Times scrive che questa macchina messa in piedi da Bill sembra perfetta per la moglie Hillary se dovesse candidarsi nel 2008 alla Casa Bianca.
Clinton, «basta con le parole passiamo ai fatti», ha chiesto almeno ai più insigni partecipanti di impegnarsi in un risultato concreto da esibire l’anno prossimo, «altrimenti non sarà invitato». Prodi ha promesso di «portare il contributo italiano al Terzo Mondo dallo 0,17 allo 0,70» come era nei progetti accantonati. Non si sa se e che cosa abbia promesso D’Alema. Però nessuno dei due vede il suo nome nel calendario dei dibattiti, né la fotina tra i big del programma. Stanno nella lista dei mille «participants». Prodi col titolo «His Excellency», essendo ex premier. Di D’Alema han dimenticato che addirittura lo è stato due volte, dunque essendo vicepresidente dell’Internazionale socialista e semplice eurodeputato, soltanto Mr. Come Gianni Vernetti, qui a rappresentare Rutelli.