Prodi sul binario morto «Avanti tutta. Anzi no»

Il leader dell’Unione dice sì alla Torino-Lione, ma vuole coinvolgere gli enti locali. Bertinotti insiste: Ciampi non ha titolo per certe questioni

da Roma

Sì alla Tav. È un’opera «necessaria», di «straordinaria importanza economica per tutto il Paese» e ormai inevitabile: «Non possiamo prendere decisioni - avverte Romano Prodi - che tengano l’Italia fuori dai corridoi europei». Ma sì anche ai blocchi stradali, ai cortei, ai sindaci della Val di Susa che vogliono fermare la Torino-Lione. «Al di là delle voci più intemperanti - aggiunge - , io sono convinto che dietro una protesta così forte ci siano delle motivazioni che vanno per lo meno ascoltate».
Dunque, per il Professore l’alta velocità deve andare comunque avanti: «Ho esaminato i dossier, ho parlato con la De Palacio, delegata del Corridoio 5, e ritengo che non dobbiamo restare fuori». Però «non può essere realizzata contro la gente». Insomma «va fatta» ma va anche «spiegata» e forse pure «modificata». «Bisogna far comprendere che l’opera è necessaria e capire quali cambiamenti sono compatibili con le loro esigenze, per riparare ad eventuali danni». Equilibrismi verbali? Voglia di non scontentare l’ala sinistra della coalizione? No, niente di tutto questo, assicura il leader dell’Unione, ma solo «la logica del dialogo e dell’ascolto».
«Mi si chiede di esprimere un parere specifico - insiste Prodi a Firenze, intervenendo alla conferenza programmatica dei Ds - ed è un paradosso che lo si domandi a me e non al governo. Lo raccolgo volentieri perché vedo che a Palazzo Chigi non chiedono più nulla e poi perché in questi anni non sono state messe in atto misure di dialogo con la popolazione. È mancato il sale della democrazia». Invece il Professore vuole «coinvolgere» gli enti locali. «A metà dicembre terrò una riunione con tutti i presidenti delle regioni coinvolte nell’alta velocità per prevenire in futuro le tensioni che stiamo vivendo in questi giorni».
Quindi, in sostanza, anche nel centrosinistra la decisione è presa: la Tav andrà avanti, nonostante il mal di pancia di un pezzo dell’Unione. «La scelta è stata fatta - spiega Francesco Rutelli - . La proposta può essere migliorata, ma è chiaro che, come ha fatto notare il presidente Ciampi, l’Italia non può essere tagliata fuori dall’economia internazionale. Se il progetto si ferma, le ferrovie passerebbero oltre le Alpi lasciando il nostro Paese ai margini dei circuiti commerciali». E secondo Enrico Letta la spaccatura nell’Unione si chiuderà presto: «La maggioranza ama descrivere un centrosinistra diviso sui grandi temi. Purtroppo per loro, si illudono. Prodi ha dato un'indicazione di marcia che va nella giusta direzione, quella della priorità alle grandi opere puntando alla loro vera realizzabilità che si ottiene solo con il confronto e il dialogo con la società».
Non tutti sembrano convinti. A cominciare da Fausto Bertinotti, che chiede di fermare i lavori e di aprire una trattativa. «Si fa un buco di 60 chilometri nelle montagne e si portano allo scoperto amianto e uranio. Serve un supplemento di informazioni e mi pare sensata una sosta in vista delle olimpiadi invernali. Valli occupate, presidi polizia, proteste. Non sarebbe meglio che i Giochi si svolgano in un altro clima?». Attacca anche Ciampi: «Il presidente non ha titolo per intervenire su questioni così, sono temi che attengono alla responsabilità di governo e sui quali il capo dello Stato dovrebbe astenersi. Non voglio suggerire nulla al custode della democrazia e delle istituzioni, però in quella veste si dovrebbe garantire l’ascolto delle popolazioni. Lo Stato invece si è presentato in assetto anti-sommossa».
Pure i Verdi restano sulle barricate. «La decisione del governo di continuare i lavori nel cantiere dell’alta velocità - afferma Paolo Cento - è grave e irresponsabile perché rischia di alimentare la contrapposizione con l’intera comunità della Val di Susa. Pisanu, con le sue dichiarazioni sulle possibili infiltrazioni e provocazioni nelle manifestazioni, si sta assumendo la responsabilità di fomentare le tensioni». Alfonso Pecoraro Scanio «apprezza» le parole di Prodi: «I veri ostacoli alle opere pubbliche sono l’arroganza e l’indisponibilità al dialogo».