Prodi: «Taglieremo il costo del lavoro» Ma non sa dire come

«Chiedo rispetto, sono il capo dell’Unione. Bisogna tornare a concertare con i sindacati»

POLITICA FISCALE
Prodi: «Non si aumentano le imposte per diminuire il cuneo fiscale. Perché, e bisogna spiegarlo ai nostri ascoltatori con semplicità, in questo momento l’ora di lavoro è gravata da un’imposta del 32,5 per cento e questo danneggia moltissimo la concorrenza delle nostre imprese ed è chiaro che se noi vogliamo reggere di fronte agli altri Paesi, di fronte alla concorrenza tedesca e francese e di fronte ai nuovi Paesi noi dobbiamo abbassare il costo del lavoro. E allora con questo diamo una spinta al sistema produttivo. Abbiamo pensato, fatto tutti i calcoli e 5 punti noi lo possiamo abbassare (...). Il bilancio statale è in una situazione disastrosa a causa dei condoni, il deficit è al 4,1% del Pil».
Berlusconi: «Prendo atto che il signor Prodi adesso ha a cuore la riduzione del costo del lavoro, ma è proprio durante il suo governo che Visco, suo ministro, fece approvare dal Parlamento l’imposta che noi abbiamo chiamato imposta-rapina, l’Irap, che colpisce proprio il lavoro delle aziende ed è qualche cosa di assolutamente negativo, ed è l’unico il nostro il Paese che ce l’ha in Europa. (...) Il professor Prodi non sa che la Commissione di Giustizia ha bocciato l’Irap proprio oggi. L’Irap è un'imposta ritenuta non congrua e quindi la dovremo sostituire con altre imposte. (...) Noi abbiamo ridotto le tasse. (...) Per quanto riguarda il progetto dell’Unione di ridurre di 5 punti il cuneo fiscale, voglio dire che intanto il professor Prodi è stato smentito da Fassino. Lui ha detto lo farò nei primi cento giorni, Fassino dice: lo faremo in cinque anni. E i sindacati sono contrari (...)».
L’EURO
Berlusconi: «L’incursione dell’euro nei bilanci familiari ha prodotto un aumento dei prezzi dovuto a tutta una serie di ragioni. Questo aumento dei prezzi si è prodotto in tutta Europa. È stato introdotto con troppa fretta, secondo noi, senza prendere le necessarie precauzioni, cioè senza poter tenere le altre monete in corso per un certo periodo di tempo, ancora oggi il 90 per cento degli italiani ragiona in lire e non con la nuova moneta. Il governo si è trovato di fronte a una decisione che non è stata sua e ha reagito con i mezzi di un governo liberale in una libera economia di mercato: che cosa ha potuto fare? È intervenuto sui grandi gruppi di distribuzione, che rappresentano soltanto il 30 per cento nel nostro Paese, e con questi gruppi è riuscito a trovare un accordo per cui il cambio dalla lira all’euro fu fatto applicando la calcolatrice. Purtroppo il 70 per cento degli altri esercizi commerciali è costituito da piccoli esercenti, o medi esercenti con cui non è stato possibile fare questi accordi. Il governo ha perciò puntato tutto sul contenimento dell’inflazione. E c’è riuscito, per mantenere il potere di acquisto della moneta. Tanto è vero che l’anno scorso l’inflazione ad esempio si è fermata a un livello storicamente molto basso, all’1,9 per cento (...)».
Prodi: «Non è vero che gli altri Paesi abbiano avuto degli sbalzi di prezzo come i nostri. Non è vero che siano rimasti inattivi come è rimasta l’Italia. Noi avevamo le commissioni, una commissione Centrale che Ciampi ed io avevamo costituito col nostro governo, le commissioni provinciali non sono mai state convocate. Non si è fatto nulla, nemmeno per mantenere il doppio prezzo, non dico per avere delle disposizioni strane, ma almeno per avere il doppio prezzo nei cartellini per lungo tempo (...). Come mai in Austria non c’è stata una lievitazione del prezzi e c’è stata in Italia? Come mai in tutti e due i Paesi si è entrati nell’euro e ci sono stati comportamenti così diversi? Questa è una domanda a cui il governo deve rispondere. perché gli italiani sanno benissimo di chi è la responsabilità e non si può sfuggire a una cosa così evidente (...)».
GRANDI OPERE
Prodi: «Concretamente si risolvono questi problemi solo con un accordo serio con le comunità in cui si fanno i grandi lavori pubblici. Quando c’è stata la nuova ferrovia tra Firenze e Bologna, l’Alta velocità, la Variante di Valico, si è discusso molto. Ma avendo cominciato un dialogo con le amministrazioni locali, questo è andato a fondo. E in questo caso si fanno opere pubbliche che noi abbiamo iniziato, che noi abbiamo progettato e che saranno finite con il nostro lavoro nella prossima legislatura. Perché questo governo ha messo in atto un finanziamento di 250 miliardi di euro per le opere pubbliche e ne ha stanziati il 20 per cento, spesi il 10 per cento (...). Noi abbiamo messo le reti europee nella nostra priorità del nostro programma: le due grandi reti europee che sono l’asse Sud-Nord che dalla Sicilia va fino a Berlino e l’asse Est-Ovest che da Barcellona va fino a Budapest e comprende anche la Val di Susa. Questo c’è nel programma (...)».
Berlusconi: «Demagogia pura. Ribaltamento totale della realtà. I quattro governi nei cinque anni precedenti della sinistra avevano messo in circolo 7 miliardi di euro per opere pubbliche. Noi ne abbiamo ad oggi messi in circolo 51 miliardi euro. Con il prossimo Cipe arriveranno a 73 miliardi. Significa che noi abbiamo fatto esattamente dieci volte quello che hanno fatto i governi della sinistra. I cantieri aperti non sono piccoli cantieri: sono i più grandi cantieri del mondo. Sono 71 cantieri in cui lavorano 450mila persone. Il Mose, che è la più grande opera di protezione ambientale che si sta costruendo oggi al mondo, è già arrivato al 25 per cento dei lavori. La sinistra farà esattamente il contrario: non andrà al governo, non vincerà le elezioni. Ma se, per sfortuna dell’Italia, dovesse vincere le elezioni, non potrà fare nulla perché si troverà a dover fare i conti con quel 20 per cento della sua coalizione pregiudizialmente contro tutte le opere di modernizzazione del Paese (...)».
Prodi: «Io vorrei anche fare una semplice osservazione: ha ereditato tutto dal passato. E cinque anni che è al governo e parla come se fosse all’opposizione. Ma è mai possibile un inganno così di fronte al Paese? Ma in questi cinque anni con 120 parlamentari di maggioranza che cosa ha fatto? Ha fatto solo le leggi che gli interessavano, visto che tutto deriva dal passato? (...) Chissà, andrà anche a Garibaldi adesso, a trovare indietro le responsabilità (...)».
Berlusconi: «Veramente, che spudoratezza... In cinque anni abbiamo fatto più riforme di tutti i governi precedenti della storia della Repubblica messi insieme. Trentasei grandi riforme, di cui tre fondamentali sull’architettura istituzionale, sulle grandi opere appunto e sull’amministrazione pubblica per la sua modernizzazione. Abbiamo fatto dieci codici, mettendo insieme tante norme, abrogando leggi per arrivare a mettere tutte le norme che riguardano importanti materie in un solo testo e abbiamo fatto le riforme praticamente di tutto ciò che non era stato fatto prima».
DONNE
Berlusconi: «Intanto noi abbiamo aumentato notevolmente la presenza di donne nelle nostre liste. Ma non è così facile convincere delle persone che hanno una formazione culturale adeguata per intervenire in Parlamento e per essere quindi utili ai lavori del Parlamento nella formazione delle leggi, che siano disposte a lasciare la loro famiglia per cinque giorni alla settimana, a lasciare il marito, a trasferirsi a Roma. Per quanto riguarda il governo, io penso che noi aumenteremo il numero delle donne che sono state questa volta nel governo. Vorrei dire che anche per quanto riguarda il nostro programma abbiamo tenuto conto anche delle esigenze della loro categoria perché abbiamo introdotto tutta una serie di provvedimenti assolutamente positivi. Ricordo i provvedimenti per la famiglia, per le famiglie più bisognose in particolare, per chi ha un bambino, per le famiglie meno agiate anche per quanto riguarda le cure del bambino nei primi mesi di vita».
Prodi: «Ci doveva essere una legge sulle quote rosa, cioè di dare una percentuale alle donne in Parlamento e poi anche nel governo. Non è stata fatta proprio perché la maggioranza non l’ha voluta fare. Io da presidente della Commissione europea ho messo una quota del 30 per cento delle donne e questa era la cosa da introdurre immediatamente anche in Italia. Lo dobbiamo fare e devo dire sinceramente: dieci anni fa speravo che si potesse arrivare a una presenza femminile in politica senza l’obbligo delle quote. È chiaro che potrei ribadire e dire al presidente del Consiglio che nelle liste del centrosinistra sono il doppio che nelle liste della Casa delle libertà sono in posizioni per cui ne verranno elette molto di più al Parlamento, anche oggi c’è una quota molto maggiore. Ma non mi basta, ma non mi basta».
IL FUTURO
Prodi: «Vorrei dire a tutti gli italiani che io concepisco il governo come un cambiamento in continuità, un cambiamento serio. Noi non abbiamo nessuna intenzione di spaccare tutto quello che ha fatto il centrodestra (...). Non possiamo continuare con un Paese spaccato come quello di oggi in cui tutto quello che è stato fatto in precedenza è drammaticamente sbagliato, la sinistra, la sinistra, la sinistra... È una roba che ha già detto, continuamente la sinistra, la sinistra, i comunisti... non è mica possibile andare avanti (...). Nella riforma della scuola il nostro comportamento sarà il medesimo, ci sono alcuni punti fondamentali che non condividiamo (...)».
Berlusconi: «Peccato che quello che dice adesso il professor Prodi non corrisponda alla gestione dell’opposizione nel contrasto politico. In questi anni noi abbiamo avuto soltanto insulti, offese, in Parlamento si sono fatte le barricate contro di noi, l’85 per cento dei 10mila scioperi all’anno che si sono verificati è stato fatto per motivi politici, si è diffuso continuamente pessimismo, catastrofismo, inducendo tutti gli italiani ad avere paura quando invece la situazione non era assolutamente una situazione di disastro e allo sfascio (...). Per quanto riguarda quello che adesso ha affermato Prodi, i suoi danti causa hanno detto invece che la riforma della scuola loro la vorranno assolutamente azzerare. È scritto anche sui manifesti nelle scuole italiane. Io credo invece che questa riforma della scuola sia qualcosa di molto positivo (...)».
LA LEADERSHIP
Prodi: «Io non ho danti causa caro presidente, io sono il capo della coalizione e la pregherei di osservare più rispetto nei miei confronti, come io ho osservato con lei stasera. Quanto agli insulti non facciamo l’elenco, perché sarebbe un elenco un po’ triste, parliamo di contenuti e parliamo di futuro. Allora, la scuola. La scuola non è vero che ci sia questa possibilità di passaggio da un liceo all’altro così facile, che l’insegnamento della tecnologia è messo assolutamente in secondo piano, tanto è vero che si stanno chiudendo progressivamente tutti gli istituti tecnici che sono, ripeto, la forza della nostra industria, e tutte le associazioni industriali sono in questo momento preoccupatissime perché vogliono una nuova scuola tecnica».
Berlusconi: «Fa affermazioni contrarie al vero e continua ad adulterare la realtà. Lui dice il rispetto, lui mi ha chiamato pochi giorni fa venditore di tappeti, me ne ha dette di tutti i colori, ma a parte questo io invece al massimo ho usato l’ironia. Non posso invece prendere sul serio quando il professor Prodi dice io voglio, io faccio, io dico perché sappiamo che ha alle sue spalle una coalizione che non soltanto è in lite su tutto, ma che gli ha dato cinque deputati. Quindi non ha una sua forza politica, è un uomo che è stato già mandato via quando a D’Alema e al Partito comunista ha fatto comodo di sostituirsi a lui. Abbiamo visto un brutto film, vedremo sicuramente un altro brutto film allo stesso modo, lui è un front man, un uomo di facciata già praticamente verificato nella storia recente».
CONFLITTO DI INTERESSI
Berlusconi: «La legge sul conflitto d’interessi che abbiamo fatto noi è la legge che era stata approvata dalla Camera dei deputati all’unanimità quando noi eravamo opposizione, quindi la sinistra poi non l’approvò e non la portò in discussione al voto al Senato perché le faceva comodo di usarla come una clava contro il presidente del Consiglio. Quindi io credo che il vero conflitto d’interessi non sia questo, il vero conflitto d’interessi è un altro, ed è quel gigantesco conflitto d’interessi che c’è tra la sinistra, le sue giunte comunali, provinciali, regionali, la Lega delle cooperative che hanno appalti dalle giunte di sinistra, che fanno utili che non sono tassati, che sostengono i partiti della sinistra e tutto ciò che non è regolare e che viene denunciato alla magistratura trova nella magistratura e soprattutto in Magistratura democratica organica alla sinistra la più totale copertura per cui tutte le cause che riguardano questi conflitti di interessi sono state insabbiate».
Prodi: «Vorrei dire che il conflitto d’interessi, la disciplina del conflitto d’interessi esiste in tutte le democrazie del mondo, non la farò in modo vendicativo, nulla contro Mediaset, l’ho sempre definita una risorsa del Paese, a parte il fatto che sia equilibrata o meno nella sua analisi politica, ma il conflitto d’interessi è un problema che è stato affrontato da tutte le democrazie moderne, non possiamo più avere un presidente del Consiglio che va fuori e dentro come una porta girevole dal Consiglio perché ogni volta deve decidere di cose che gli interessano. Ma non è mica solo Mediaset, sono l’assicurazione, l’edilizia, sono tutti settori in cui legifera, decide e le sue decisioni riguardano anche interessi suoi. Ma questo non voglio toccar questo. Giustamente si preoccupata di Mediaset, del fatto che sia stata una ricchezza del Paese, e poi disprezza in questo modo le cooperative. Primo, sono previste dalla Costituzione, secondo costituiscono il 7 per cento del prodotto nazionale lordo italiano e agiscono in certi settori che sono dimenticati, nei settori che altrimenti sarebbero pieni di irregolarità e loro portano disciplinai e serietà a questi settori, sono una cosa seria le cooperative e ripeto sono previste dalla nostra Costituzione, non possiamo liquidarle in questo modo. E tra l’altro la legge delle cooperative l’ha fatta il governo Berlusconi, ha stabilito il governo Berlusconi la parte che doveva essere tassata, gli utili non distribuiti che non dovessero essere tassati».
Berlusconi: «Ha detto un’altra falsità, mi spiace, ma io non posso che chiamare le cose col proprio nome quando ha detto che io sono uscito da una porta girevole dal Consiglio dei ministri per le leggi che avrebbero riguardato interessi miei. Io sono uscito, come dimostrano i verbali del Consiglio dei ministri, su 252 consigli dei ministri che ho presieduto soltanto 4 volte. In quattro casi soltanto il Consiglio dei ministri ha discusso e deliberato su fatti che riguardavano, potevano riguardare in qualche modo le aziende del mio gruppo da cui io sono uscito 12 anni fa e di cui non mi interesso più perché ho avuto la fortuna di una dirigenza e dei figli assolutamente capaci di portarlo avanti e di svilupparlo».
Prodi: «Secondo me doveva uscire più spesso, ma uscire quattro volte è un’enormità, vuol dire che lei per quattro volte si è trovato a giudicare sull’interesse determinante per la sua azienda. A me sembra una cosa enorme. Giusto che ci debba essere meno passaggi fra politica e cooperative, ma per carità quando i suoi deputati vengono metà dalle sue aziende, uno faceva il venditore, l’altro il consigliere delegato, l’altro il tecnico, l’altro avvocato, l’altro...».
SINDACATI
Prodi: «Io credo che ci sia un solo metodo per governare l’Italia e che sia quello del dialogo, della concertazione e poi la decisione. Se uno crede di prendere delle decisioni senza dialogare, senza parlare con gli altri, alla fine non le prende. Io ripristinerò questo discorso del dialogo (...)».
Berlusconi: «Noi abbiamo in tutti i modi cercato il dialogo sempre con tutti. L’abbiamo cercato anche coi sindacati, e abbiamo stipulato coi sindacati un patto per l’Italia qualche anno fa. Ma poi i sindacati si sono mostrati per quello che tutti oggi capiscono che sono: una ruota nell’ingranaggio della sinistra e sul cento per cento degli scioperi che hanno fatto soltanto il 15 per cento sono stati scioperi legati ai fatti contrattuali, l’85 per cento sono stati scioperi legati a motivazioni politiche».
IRAN
Berlusconi: «Io credo che si debba assolutamente pensare a una conclusione al di fuori di qualunque intervento militare. Credo che tutti gli sforzi della comunità internazionale siano tesi a questo. Ho avuto modo di parlare con tutti gli altri leader politici, recentemente soprattutto con il presidente Vladimir Putin che sta cercando di portare alla ragionevolezza i vertici del governo iraniano, con l’offerta di una possibilità di lavorare per quanto riguarda il sistema nucleare però per destinazioni civili, sul suolo russo. Io non credo che l’Iran possa affrontare un conflitto in contrasto con tutta la comunità internazionale. Non credo che la comunità internazionale possa accettare che l’Iran si doti di armi nucleari (...)».
Prodi: «Siamo in una situazione estremamente rischiosa, il comportamento nostro sarà di una semplicità estrema perché abbiamo una dottrina. Noi certo vogliamo la pace, sappiamo benissimo che in certi momenti occorre impegnarsi, questo noi lo faremo soltanto con una decisione delle Nazioni Unite. Lo abbiamo detto in mille modi e questo è l’impegno della coalizione di centrosinistra. Sull’Iran, in particolare, devo dire che la situazione è ancora fluida, spero ancora che si trovi una soluzione proprio perché altrimenti il problema sarebbe estremamente serio dato che l’Iran è uno dei grandi fornitori di petrolio e un’eventuale marginazione, anche con sanzioni dell’Iran, avrebbe delle conseguenze estremamente gravi su tutta la nostra economia (...)».
TASSE
Prodi: «Posso assicurare che noi non introdurremo imposte. Faremo un’imposizione fiscale più giusta, peseremo le tasse a seconda della robustezza delle spalle, non gravandole soprattutto sul lavoratore dipendente come è stato fatto in questo periodo di tempo in cui il lavoratore dipendente ha pagato il 12 per cento in più di imposte e gli altri, invece, sono stati favoriti. E questo è quello che noi faremo con le imposte».
Berlusconi: «Non è accettabile la risposta sulla tassazione, sulle nuove tasse di Prodi per il semplice motivo che tutta la sua coalizione, tutti i protagonisti della sua coalizione, chi in una direzione chi nell’altra, hanno indicato le cose che loro vogliono fare. Io ho parlato anche direttamente in televisione con Bertinotti: Bertinotti ha sostenuto in maniera precisa che lui non darà nessun sostegno a un governo che non rimettesse in auge la tassa di successione, che non alzasse le aliquote sui redditi più elevati, che non tassasse, ma questo mi sembra che sia scritto anche nel programma di Prodi, i risparmi (...)».
Prodi: «Bertinotti ha detto semplicemente che si atterrà al programma della coalizione. E Bertinotti è uomo d’onore. Quindi io pregherei di non fargli dire cose che non ha detto perché abbiamo di queste cose lungamente e si atterrà al programma della coalizione (...)».
ULTIMO APPELLO
Berlusconi: «Il 9 aprile non sarà una scelta tra Berlusconi e Prodi o altri della sua coalizione. Sarà una cosa molto più profonda, perché si dovrà fare una scelta tra due concezioni diverse sul ruolo dello Stato, sul ruolo della politica, su come le due parti vedono la società e la persona (...)».
Prodi: «Abbiamo bisogno, e lo dico ai giovani soprattutto, abbiamo bisogno di far riprendere il Paese, abbiamo bisogno che ricominciamo a crescere, se no noi non ce la faremo. (...) Allora sarà anche possibile, a mio parere, organizzare anche un po’ di felicità per noi».
(Testo raccolto da Barbara Reggiani e Valerio Barghini)