Prodi telefona a Berlusconi poi «tranquillizza» Bush

Il premier chiama anche Fini e Casini per chiedere un voto bipartisan del Parlamento. Il Consiglio dei ministri sarà il 18 agosto

Fabrizio de Feo

da Roma

Le grandi manovre per l’invio dei soldati italiani nella zona ad altissimo rischio tra Libano e Israele proseguono. E Romano Prodi avvia consultazioni ai massimi livelli per cercare di definire i contorni di una missione ancora avvolta nelle nebbie, sia sul piano della composizione della forza di pace che delle regole d’ingaggio. Il premier italiano si sente telefonicamente nel primo pomeriggio con George W. Bush dopo aver sentito nella serata di domenica Silvio Berlusconi e gli altri leader della Casa delle libertà. Colloqui in cui Prodi ribadisce la scelta dell’Italia di scendere in campo «in modo significativo» nella costituenda forza Onu. Una decisione che il presidente Bush definisce «forte e coraggiosa».
È questo il succo del colloquio «lungo e cordiale» - secondo la definizione dell’ufficio stampa di Palazzo Chigi - in cui Prodi chiede che il mandato dei caschi blu sia «chiaro e privo di ambiguità» ed esprime «soddisfazione per l’adozione della risoluzione 1701 e apprezzamento per gli sforzi svolti dalla diplomazia statunitense» per giungere a una tregua. Il premier italiano promette a Bush di mantenere «una costante consultazione con gli Stati Uniti». E aggiunge: «Il governo italiano condivide pienamente l’esigenza di un Libano sovrano e senza milizie armate lungo i confini con Israele. L’Italia resta politicamente impegnata per tutelare il legittimo diritto di Israele a vivere in pace e sicurezza» senza dimenticare però la «necessità che la comunità internazionale resti mobilitata anche a favore della popolazione palestinese». Prodi annuncia poi una visita alla Casa Bianca per l’inizio dell’autunno mentre Bush si dice convinto che l’Italia «possa svolgere un ruolo politico importante e attivo per costruire soluzioni ai problemi dell’area mediorientale».
Nel pomeriggio il capo del governo italiano torna sull’argomento Libano, fermandosi a parlare con i giornalisti dopo la consueta uscita in bicicletta, sulle colline circostanti Castiglione della Pescaia dove si trova in vacanza. «Sono soddisfatto perché la tregua regge» commenta. Prodi puntualizza che per l’invio di una nostra nave di aiuti umanitari che partirà domani non c’è bisogno di una autorizzazione del Parlamento: «Questa è una cosa che possiamo fare subito. Anche per dare un esempio, la nostra Protezione civile, ha preparato una spedizione molto importante di medicinali e beni di soccorso. Quindi immediatamente a ridosso della cessazione delle ostilità».
C’è poi il capitolo del dibattito parlamentare. Prodi in giornata parla al telefono con Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini per un esame della situazione in Medio Oriente. Una prima presa di contatto in vista di un voto che dovrebbe essere, salvo sorprese, di carattere bipartisan. Ambienti di Palazzo Chigi definiscono positivo il clima dei colloqui fra il governo e i leader dell’opposizione con Prodi che promette di aggiornare le forze politiche della Cdl sugli sviluppi della partecipazione italiana alla missione Onu in Libano. «Il Parlamento farà tutto il più presto possibile» annuncia il premier. «Per quello che è nelle mie competenze posso dire che ci faremo trovare pronti in modo da partire appena si potrà farlo con la sicurezza dei nostri soldati, con un mandato preciso e con un quadro ben delineato sotto l’aspetto politico. Confermo che il Consiglio dei ministri si riunirà il 18 agosto mattina». Da Washington, invece, è il portavoce della Casa Bianca, Tony Snow, a commentare il colloquio tra Bush e Prodi. «Le consultazioni sono in corso con i nostri alleati per arrivare a una forza molto più robusta di quella che l’Unifil ha avuto in passato e anche più robusta delle forze libanesi nel loro stato attuale. Fino a questo momento si sono fatti avanti il governo italiano e quello francese». Snow indica l’esigenza di inviare truppe «sul confine settentrionale con il Libano in grado di intercettare e fermare il transito di armi dalla Siria e l’Iran al Libano». Un aspetto, quello della protezione dei confini, che non è previsto esplicitamente nella risoluzione Onu. Ma Snow è di altro avviso. «Troveremo un sistema per impedire alle armi di filtrare attraverso il confine». Resta avvolta nelle nebbie la distinzione tra offensivo e difensivo. «È una di quelle cose» dice Snow «che capiremo cosa significhino osservando l’evoluzione sul campo».