Prodi: "Troppi ministri? Me li imposero Fassino e Rutelli". E rinvia i tagli

Il premier in un'intervista all'Espresso scarica le responsabilità del governo più pletorico della storia su Ds e Margherita. E dice: "Meno poltrone? Decido io"

Roma -«Questo è un problema mio» e «in questo momento non cambio niente». Il premier Romano Prodi, intervistato da l’Espresso ancora una volta rinvia a tempi migliori un eventuale riduzione della squadra di governo. Convinto anche che Piero «Fassino per doti e spirito di sacrifico si meriterebbe molto di più» che un posto nell’esecutivo, fosse anche da vicepremier. «Quando sarà il momento - risponde Prodi sul dimezzamento dei ministri- provvederò io a ripensare la struttura del governo» . Non certamente ora. Perché «Il governo - sottolinea Prodi- adesso funziona. Ho già ridotto molte spese. Io stesso, come tutti sanno, avevo proposto un governo di soli quindici ministri. Oggi sono venticinque». E racconta: «Me lo ricordo bene - dice il Professore - il giorno che Fassino e Rutelli entrarono nella mia stanza e mi dissero: devi dare nove ministri ai Ds e sei alla Margherita. E il resto è venuto da sè».

"Governo a casa solo se cade in parlamento" Il governo Prodi andrà a casa solo a causa di un voto in Parlamento. Nel colloquio con Giampaolo Pansa su L’Espresso, il premier risponde affermativamente alla domanda se è vero che andrà via solo quando sarà chiaro a tutto il paese che il governo Prodi è stato distrutto dai suoi alleati riottosi. Spiega infatti Prodi: «Sì, se questa distruzione si manifesterà con un voto Parlamentare. Altrimenti no, io rimango qui».