Prodi: Unione compatta su Fazio Ma tra Ds e Margherita è tensione

Il leader della Cgil, Epifani, contesta l’appoggio ds alle scalate

da Roma

Le dichiarazioni ufficiali tendono a sminuire la frattura tra Ds e Margherita a proposito di risiko bancario e dimissionamento di Antonio Fazio, e lo stesso Prodi scende in campo per giurare che l’Unione è «compatta». Ma la questione Bankitalia, e dietro a questa la vicenda dell’Opa Unipol su Bnl (che ancora non ha avuto via libera da Palazzo Koch, e nella Margherita non nascondono il sospetto che questa sia la ragione per cui Fassino e D’Alema non vogliono accelerazioni pericolose contro Fazio) continua ad alimentare la tensione tra i due principali partiti del centrosinistra.
Ieri è arrivata ai ds anche la stoccata del leader Cgil Epifani, che contesta l’appoggio della Quercia all’operazione. Non per una questione morale che «non c’entra nulla», quanto perché «sono convinto che debba esserci uno spazio ben preciso tra partiti e scelte di mercato». Mentre l’ex ds Folena, ora con Rifondazione, prende spunto proprio dai veleni sulle «eccessive vicinanze» diessine a Unipol per definire Quercia e Margherita, i «riformisti-moderati» dell’Unione, «inadatti» a guidarla.
Su Bankitalia «siamo d’accordo sul merito, la decisione da prendere riguarda solo gli strumenti, e spetta ai massimi vertici dell’Unione», afferma il responsabile economico Dl Enrico Letta, che guida in questi giorni la carica contro il governatore. La palla viene quindi rilanciata a Prodi e ai segretari del centrosinistra: un modo indiretto, da parte del partito di Rutelli, per bypassare i capigruppo della Quercia e cercare di stanare il Professore. Ieri, infatti, Violante e Angius sono scesi in campo per stoppare la proposta di una mozione anti-Fazio lanciata dallo stesso Letta, che a loro parere fornirebbe una «scappatoia» alla Cdl. «Si deve fare in modo - avvertono i due presidenti di gruppo ds - che il governo non cerchi scappatoie per evitare di decidere o addirittura per conseguire risultati opposti rispetto a quelli voluti dai presentatori». Niente mozione, dunque, piuttosto occorre concentrarsi sul disegno di legge di riforma del risparmio, introducendo quelle norme su «temporaneità del mandato del governatore e attribuzione all’Antitrust della funzione di controllo» che, tengono a ricordare Violante ed Angius, «i Ds per primi» avevano proposto. Prodi, come dice un dirigente dl, per ora tenta di «tenere in equilibrio la barca dell’Unione, evitando un nuovo scontro ds-Margherita», e propone di accelerare l’iter in Senato del ddl sul risparmio. Ma è chiaro a tutti che il provvedimento non ha alcuna possibilità di venire definitivamente approvato entro la legislatura: «Si tratta solo di fumo negli occhi», insistono dalla Margherita. Che ha messo sul tavolo la sua richiesta di riunire il vertice dell’Unione, lasciando intendere che la «competition» con i Ds, sia sul piano elettorale sia sui futuri assetti dell’establishment, è tutt’altro che chiusa.