«Prodi usa un linguaggio da guerra civile»

Gianni Pennacchi

da Roma

Il terzo, e penultimo, passaggio parlamentare della riforma costituzionale federalista rincuora il premier che spande ottimismo e sprona l’alleanza di governo, «abbiamo recuperato lo spirito del 2001» dice, dopo il voto di ieri sarà la volta della ex Cirielli «che è un’ottima legge» e perché no anche della revisione della par condicio (pur se Pier Ferdinando Casini s’è già affrettato a ribadire il suo no), rimontare lo svantaggio sugli avversari non è un problema e statene certi, non prevalebunt. È un Silvio Berlusconi scoppiettante, quello di ieri, che non fa marcia indietro ed anzi rilancia su tutti i fronti. E che conferma: sì, Romano Prodi usa un linguaggio «da guerra civile». Prodi ribatte: «Io ho difeso la Costituzione con parole pacate e rigorose. Se difendere la Costituzione vuol dire usare un linguaggio da guerra civile, allora credo veramente che le differenze siano enormi». Un ping pong destinato a durare, anche perché ha parlato a lungo e a più riprese anche ieri, il leader della Casa delle libertà, tra le pieghe del voto alla Camera e quelle del pranzo con Gianfranco Fini e Casini per festeggiare la nomina di quest’ultimo a presidente dell’Unione interparlamentare. Sempre sorridente e sicuro. Sul suo avversario però, è stato durissimo: «L’ho detto e lo ripeto: il suo tono non è quello della dialettica politica, ma di uno scontro che francamente non mi sembra accettabile». E ancora: «Sono pesanti i toni usati da Prodi. Quando dice “stanno precipitando il Paese in un baratro perché modificano la Costituzione”, usa toni che mi sembrano senza dubbio pesanti. Da qui la giustezza della definizione che ho dato alle sue parole: toni da guerra civile».
Altrettanto deciso sulle prospettive per la coalizione che guida, poiché «sulla riforma costituzionale abbiamo dato una grande prova di lealtà e compattezza». Berlusconi rassicura: «Mi sembra di poter dire che ora nella maggioranza c’è l’atmosfera del 2001. Ora quindi, ci sono i migliori auspici per la nostra affermazione elettorale nel 2006. Prima dell’estate eravamo alla pari con l’Unione. Poi, masochisticamente, abbiamo condotto delle campagne che in agosto e settembre ci hanno diviso, e la conseguenza eccola lì: tre punti percentuali in meno». Fasciarsi già la testa? Tutt’altro, la «flessione è assolutamente recuperabile: quei tre punti li recupereremo alla grande, sono nulla per una coalizione che è al governo». Con uguale ottimismo, il premier affronta ogni questione ancora aperta.
Ex Cirielli. «È un’ottima legge e va approvata», spiega Berlusconi, «perché aumenta i tempi di prescrizione per i recidivi, cioè i delinquenti professionali, e garantisce a tutti i cittadini parità di trattamento circa i tempi di prescrizione». L’opposizione ha ribattezzato «salvaPreviti» questo provvedimento? «La sinistra è sempre maliziosa, e quindi è chiaro che affibbia ad ogni legge dei nomi propagandistici a proprio favore», è la risposta.
Par condicio. «Mi auguro che la legge sulla par condicio si possa cambiare entro la legislatura», aveva già dichiarato il premier prima di affrontare l’argomento con Fini e Casini. Si rende conto che i partiti alleati temono fortemente «le potenzialità di Forza Italia», però nel riformare la legge che pone limiti e tetti alla pubblicità elettorale in tv, Berlusconi ipotizza anche «un’azione promozionale di tutta la coalizione». È ugualmente giunto il no di Casini, dicevamo. Al quale s’è associato Marco Follini, ormai ex segretario dell’Udc: «Sia chiaro: continuo a far parte della Cdl, ma resto contrarissimo alla libertà di spot su Mediaset».
Riforma costituzionale. È stata «un’altra importante prova della compattezza della maggioranza, un nuovo passo che rimedia ai danni introdotti dalla sinistra». Ora manca «l’ultimo passo al Senato, poi ci sarà naturalmente un referendum». E il Cavaliere non ha dubbi: «Sono assolutamente certo che, spiegando bene agli italiani il contenuto vero di questa legge, non quello diffuso dalla sinistra, diranno sì anche nel referendum, che ci porterà ad un’ulteriore modernizzazione del nostro Stato». Marco Follini e Bruno Tabacci che sulla Grande riforma federale si sono astenuti? «Per molti versi sembrano appartenere ad uno schieramento diverso dal nostro, ne prendiamo atto». Che sia preferibile averli fuori dalla Cdl?, ha insistito un giornalista, e lui generoso: «Ma no. E poi, questo chiedetelo a loro».
Il Tfr conteso. Anche su questo tema Berlusconi attenua le polemiche interne ma non cede, perché «nel nostro programma si era esplicitato il fatto che i lavoratori dovrebbero essere liberi, e che non ci dovessero essere trattamenti preferenziali tra fondi chiusi, fondi aperti e fondi privati delle singole assicurazioni». Le presunte minacce del ministro Roberto Maroni? «Non credo, non ho sentito nessuna minaccia», risponde ribadendo la «preoccupazione che ci sia una privazione, cioè che questi fondi non tornino al sistema dell’economia e delle imprese, ma vengano impiegati in altre direzioni».
Ancora Prodi. Davvero lo sfidante «non capisce di economia»? Il Cavaliere nega di aver in qualche modo offeso Prodi: «Non è vero, non l’ho mai detto. Questa è una frase evidentemente riferita da altri, e comunque si stava parlando in una riunione privata». Però conferma la sostanza, perché «dire che un’aliquota debba essere diversa a seconda che si abbiano una o dieci azioni, è una cosa inammissibile, che non si è mai vista e non si vedrà mai». Infine, categorico: da Prodi «sta venendo un programma raggelante», perché «è sempre più schiacciato sulla sinistra e già si comprende quali prezzi dovrà pagare a quella massimalista».