«Prodi uscirà dal vertice più in difficoltà di prima»

da Roma

Sottosegretario De Paoli, lei non è stato invitato al seminario di Caserta. Eppure la Lega alleanza lombarda è stata determinante per la vittoria elettorale.
«La situazione diventa sempre più insostenibile. Sono uno dei leader dei 15 partiti che hanno supportato l’Unione e c’è una generale sottovalutazione del lavoro che è stato svolto. Ne prendo atto con amarezza».
Quindi non parteciperà al rito di stesura della lista della spesa da consegnare al governo? Di Pietro vuol sollecitare la questione Tav e Mastella, ovviamente, quella della riforma della giustizia.
«Chi ha un ministero nelle sue mani ha capacità propositiva e di ricatto nei confronti dei grossi partiti e può anche alzare la voce. Ma la cosa incomprensibile è che noi siamo stati trascurati insieme con la Liga Fronte Veneto e altre formazioni minori che hanno portato al centrosinistra voti decisivi. C’erano accordi scritti che sono stati disattesi. Non c’è pari dignità, al momento di gestire il potere siamo stati dimenticati».
Ma la conciliazione di interessi conflittuali non finirà con il rafforzare Prodi che potrà interpretare il ruolo del vigile?
«Questa passerella metterà ancor più in difficoltà il premier che non ha spalle abbastanza larghe. Penso che sia più isolato di me. Lui avrebbe anche le carte giuste per riorganizzare tutto, ma non ha trovato una coalizione che gli dà sostegno e mi sembra solo. Sarò in controtendenza, ma io dall’interno lo vedo così. C’è un tentativo dei grossi partiti di ridimensionarlo».
Che cosa avrebbe detto se fosse stato invitato al conclave?
«La Finanziaria siamo stati costretti ad approvarla ma mette nel dimenticatoio alcuni impegni che si erano assunti, come l’aumento delle pensioni minime. L’ultimo incremento è stato deciso dal governo Berlusconi e un governo di centrosinistra dovrebbe inserire questo argomento al primo posto».
La cosiddetta «questione settentrionale» non la preoccupa? Eppure i Ds stanno cercando di riaccreditarsi proprio nel Lombardo-Veneto.
«Dopo sette mesi di governo parlare di Nord e Sud non serve a nulla. Io sto girando l’Italia e vedo i problemi dell’industria e quelli dei ragazzi che non trovano lavoro. A parte le conferenze stampa di qualche ministro-pavone non si fa nulla. Non si può continuare a incolpare Berlusconi. O non sappiamo governare o abbiamo cattivi consiglieri».
È indifferente alle polemiche sul rapporto deficit-Pil e sul calo del fabbisogno?
«Prodi non è partito da zero ma doveva avere il coraggio per mettere una marcia in più. Ma finché nell’Unione continueranno a fare conferenze fra di loro i problemi dell’Italia non si risolveranno».
Sono migliorati i rapporti con il suo ministro, Giovanna Melandri?
«Si sono dimenticati di me anche per la premiazione della nazionale campione del mondo in Germania con il presidente Napolitano. Sta diventando un’abitudine. Ma vivere da separato in casa mi va bene perché sto difendendo le piccole federazioni sportive abbandonate a se stesse dal Coni».