Prodi va all’attacco ma Visco frena: sinistra di governo poco convincente

Adalberto Signore

da Roma

E alla fine Vincenzo Visco restò solo. Almeno fino all’ora di cena. Già, perché per la seconda volta in pochi giorni, l’ex ministro delle Finanze e deputato dei Ds ha deciso di tirare il freno all’Unione e imboccare una strada diversa dal resto della coalizione. Era successo lunedì scorso, quando scese in campo in difesa di Fazio («sulle dimissioni decida lui, ma non ha commesso illeciti», disse al Corriere della Sera) proprio mentre i leader del centrosinistra chiedevano a gran voce la testa del governatore di Bankitalia. Ed è successo ancora ieri, quando - l’unico nell’Unione, seppur per poche ore - Visco ha sì criticato la politica economica del governo («sul problema del risanamento del bilancio l’esecutivo è totalmente “nel pallone”») ma non ha nascosto qualche perplessità sul ruolo del centrosinistra. Già, perché su questo punto l’outlook di Standard & Poor’s è molto chiaro: visto - si legge nel rapporto - che «sia il centrodestra che il centrosinistra soffrono di profonde divisione interne», dopo le elezioni «sarà difficile per entrambi» realizzare «valide strategie di risanamento». Nell’Unione, però, pare essersene accorto solo Visco. Quel che emerge - dice l’ex ministro - è che «l’opposizione non riesce ad apparire come una coalizione di governo». «Il giudizio - aggiunge - è indicativo di una certa difficoltà del centrosinistra anche se S&P dovrebbe sapere che i lavori dell’opposizione sono in corsa e che entro ottobre avremo proposte concrete su cui confrontarci».
Almeno fino all’ora di cena, dicevamo. Già, perché alle 20.31 Visco affida alle agenzie una curiosa precisazione: non sul merito delle sue parole ma sulla «successione di ragionamento» e sulla «titolazione» che sono «a dir poco sconcertanti». «Mi si fa esprimere un giudizio critico sull’opposizione - dice - estrapolandolo dal giudizio principale di severa critica alle responsabilità gravi del governo». Insomma, nessuna smentita su quanto detto - che poi coincide con quanto scritto dagli analisti di S&P - ma una precisazione sull’eccessiva enfasi data nella titolazione alle critiche sul centrosinistra.
Precisazione, sarà un caso, che arriva dopo il coro di accuse che si alza per tutta la giornata dal resto dell’Unione. E questo nonostante sia stato rivisto in negativo anche il giudizio su 17 enti locali, tra cui pure molte Regioni rosse e alcune grandi città governate dal centrosinistra. «Dopo quattro anni di assoluta mancanza di una seria politica economica da parte dell’esecutivo e della Cdl - dice Romano Prodi - c’è davvero bisogno di una vigorosa reazione». Gli fa eco una nota della segreteria nazionale dei Ds: l’Italia è «in grave recessione» per colpa «dell’assenza di credibilità delle politiche economiche e finanziarie del governo». Critiche pure dalla Margherita che per bocca di Enrico Letta, responsabile economico del partito, attacca Dpef («da riscrivere») e manovra («da reimpostare totalmente»). Allarmista, invece, l’ex ministro del Lavoro Tiziano Treu. «La mazzata di S&P - dice convinto l’esponente della Margherita - rende realistica l’ipotesi di un tracollo finanziario del Paese».