Prodi vuol ridurre l’Ici ma far pagare più tasse

Antonio Signorini

da Roma

Bisogna mettere mano agli estimi catastali, rivedere il valore degli immobili per «impedire che l’Ici venga pagata al di sopra o al di sotto del valore reale della casa». Ma allo stesso tempo bisognerà ridurre l’imposta comunale sugli immobili che «attualmente è molto gravosa, pesante e squilibrata». Se il centrosinistra vincerà le elezioni - ha assicurato il candidato premier Romano Prodi - questa sarà la ricetta del governo per risolvere il problema abitativo. E allo stesso tempo si interverrà anche sugli affitti per «evitare che ci siano tante case vuote» attraverso una «aliquota fissa più bassa di quella che in media viene applicata» e anche «una detrazione per l’affitto nella dichiarazione dei redditi». Insomma «tecniche di mercato», ha sottolineato Prodi, forse per mettere in chiaro di non voler seguire la strada degli espropri delle case sfitte sponsorizzati da amministratori locali di Rifondazione comunista. Perché noi, ha assicurato, «non siamo gli uomini delle tasse».
Ma le proposte lanciate ieri dalla ultraprodiana Fabbrica del programma non hanno convinto la Casa delle libertà. Né il ministro dell’Economia Giulio Tremonti che giovedì aveva sollevato il caso e ieri ha ribadito la sua convinzione e cioè che la sinistra punti in realtà a introdurre «una patrimoniale». E nemmeno gli altri esponenti del governo che si sono occupati di fisco e casa, tutti concordi nel dire che ieri Prodi ha sostenuto cose molto diverse rispetto a quelle scritte nel programma. Che sono molto più chiaramente marcate a sinistra.
Per quanto riguarda gli affitti, nel documento intitolato Per il bene dell’Italia, ha osservato il viceministro all’Economia Giuseppe Vegas, «si chiede di penalizzare quelli affidati al libero mercato a favore di quelli a canone concordato. In sostanza è la linea di Bertinotti, figlia di una concezione che demonizza tutti i proprietari di casa e punta a tornare, di fatto, all’esperienza fallimentare dell’equo canone». Quando Prodi ha esposto la sua ricetta, ha osservato il deputato di Forza Italia Giorgio Jannone, era effettivamente imbarazzato. Le sue sono proposte come minimo «contraddittorie e confuse», ha aggiunto il sottosegretario all’Economia Michele Vietti, che spiega l’uscita di Prodi come un «tentativo di dare ragione al variopinto mondo della sua coalizione».
Rivedere le rendite catastali - ha ribadito il viceministro alle Attività produttive Adolfo Urso - significa automaticamente aumentre le imposte sulla casa. Difficile anche praticare il contemporaneo abbassamento dell’Ici che Prodi ha indicato come compensazione dell’inasprimento fiscale. «L’Ici - ha osservato Vegas - è di competenza dei comuni. Come vuole fare Prodi ad abbassarlo? E anche se lo facesse come pensa di compensare le minori entrate? Con nuovi trasferimenti dello Stato? Forse, semplicemente, pensa di dare meno risorse ai comuni».
Una certa correzione degli estimi, ha osservato Vegas, è stata già fatta. «Abbiamo dato ai comuni la possibilità di rivederle nelle microzone. In pratica, alcuni appartamenti in zone di pregio come Piazza di Spagna a Roma avevano rendite bassisime perché un tempo erano case popolari senza bagno. Per queste situazioni la correzione è già in corso, ma la sinistra in realtà pensa a una revisione degli estimi vera e propria. A una patrimoniale che, se attuata, colpirà soprattutto il ceto medio».
Prodi ha anche fatto accenno a una ripresa dell’edilizia popolare. Ma è più convincente - ha aggiunto Vegas - la ricetta del governo: «Con la vendita delle case popolari, che è di per sé una cosa buona per gli inquilini e che servirà a finanziare le agevolazioni del piano casa. L’Unione, invece riesce solo a partorire idee punitive, come il giro di vite su chi ha case sfitte».