Prodi vuol scaricare Visco ma i Ds lo salvano

Le pressioni della Quercia costringono la presidenza del Consiglio a una frettolosa smentita: «Si è parlato solo delle competenze sulla Gdf, che restano a Padoa-Schioppa»

da Roma

«Il presidente del Consiglio, Romano Prodi, precisa che nel corso di un recente colloquio con il ministro Di Pietro, non si è convenuto sulla “inopportunità che il viceministro Visco continui a mantenere le sue deleghe”». Firmato Silvio Sircana, portavoce del premier e dell’intero governo.
Palazzo Chigi si è addirittura incomodato per mettere i puntini sulle “i” alle dichiarazioni del leader dell’Italia dei valori sul caso Speciale. La natura composita della maggioranza fa sì che il nominalismo sia quasi un obbligo per l’esecutivo, sempre alle prese con i distinguo e le differenziazioni su ogni singola materia. Ma con Di Pietro le fratture non si erano ricomposte? La risposta sarebbe affermativa se ieri mattina l’ex magistrato non avesse dichiarato a Rainews 24 che «Prodi ha concordato con me sulla inopportunità che Visco continui a mantenere le sue deleghe».
Il ministro intendeva sintetizzare i risultati del faccia a faccia con il premier del giorno precedente: nessun appoggio dell’Idv alla mozione D’Onofrio che chiede la revoca permanente della delega di Visco sulla Guardia di finanza in cambio della promessa che le Fiamme gialle, attualmente di competenza di Padoa-Schioppa, non saranno più affare dell’esponente ds.
Ma l’utilizzo del plurale «deleghe» lasciava trasparire un totale ridimensionamento del viceministro, cioè la sua defenestrazione dalla compagine governativa. Al di là delle espressioni usate, negli ultimi giorni qualsiasi esternazione di Di Pietro sul caso Speciale produce nervosismo in casa Ds. Martedì scorso il segretario Fassino telefonò al ministro per convincerlo a rivedere la sua posizione, ieri, secondo quanto si apprende in ambienti parlamentari, Via Nazionale ha cambiato strategia puntando ai piani alti. Di qui lo sfasamento temporale tra l’intervento di Di Pietro e la replica di Palazzo Chigi.
«Il presidente Prodi - si legge nella nota di Sircana - ha fatto presente al ministro Di Pietro che la delega sulla Guardia di finanza è attualmente affidata al ministro Padoa-Schioppa. E quindi su questo argomento non sussiste problema». Ai Ds la precisazione è bastata. E Di Pietro nel pomeriggio ha nuovamente argomentato la sua posizione.
L’autorità giudiziaria, ha spiegato, ha rilevato «l’illegittimità di un comportamento», ma «mi è stato fatto presente che le deleghe rimangono e permangono in mano a Padoa-Schioppa. Il problema è risolto». Insomma, «non ho cambiato idea», ha premesso il ministro, ma è stato Prodi a rassicurare. Il leader della Destra, Francesco Storace, non ha apprezzato queste sottigliezze di ragionamento. «Di Pietro, ovviamente, come Mastella ci ripensa», ha commentato.
Ma la situazione è molto più complicata di quello che si può prevedere attualmente. Il fatto che non sia esplosa la solita bagarre nella maggioranza è da ascriversi alle complicate trattative sulla Finanziaria. Ma la mina vagante della mozione D’Onofrio non è stata disinnescata. Il documento presentato dal presidente dei senatori dell’Udc resta in calendario a Palazzo Madama per mercoledì prossimo anche se il decreto-sicurezza e l’assestamento potrebbero determinare slittamenti. Al momento, nell’Unione non è stata assunta alcuna decisione comune. I dipietristi hanno promesso che non voteranno la mozione della Cdl e che eviteranno di presentarne una propria, ma se su Visco non si dirà una parola definitiva non sono esclusi ripensamenti.
Anche per questo motivo ieri Francesco D’Onofrio ha cercato di sparigliare le carte. «La questione del viceministro Visco - ha detto - non riguarda soltanto Prodi, ma anche Veltroni. Il sindaco di Roma non faccia il finto tonto: se manterrà il suo silenzio, vorrà dire che è favorevole all’allontanamento di Visco». Una sortita per cogliere in castagna il segretario in pectore del Partito democratico. Il viceministro dell’Economia, infatti, ha sempre mantenuto buoni rapporti con il suo collega di partito.
Intanto il generale Roberto Speciale ha ribadito la sua soddisfazione per gli accertamenti della magistratura. «La mia verità è venuta fuori e sono molto felice», ha affermato.