Il prodigio di Giovanni XXIII

Il nome dei Signoracci è conosciuto in tutto il mondo come quello degli imbalsamatori dei papi. Arnaldo, Ernesto e Renato hanno «mummificato», infatti, Papa Giovanni XXIII nel 1963, Paolo VI e Giovanni Paolo I nel 1978. Ha fatto gridare al miracolo, l’imbalsamazione del Papa Buono. Quando il «Papa buono» è stato riesumato, nel 2001, per essere traslato in un altro sepolcro, «sembrava - assicurò Massimo Signoracci - nelle stesse condizioni in cui era quando morì, il 3 giugno del 1963». I tre Signoracci, trovandosi fuori dal territorio nazionale, non dovettero aspettare le 24 ore richieste dalla legge italiana e poterono intervenire tempestivamente. «Si dovette operare con siringhe per estratte il sangue e iniettare il composto di formalina per l’imbalsamazione - spiega Massimo Signoracci -. Non c’erano le pompe che ci sono oggi e che facilitano grandemente il lavoro, ma il risultato fu eccezionale». Meno riuscita la conservazione della salma di Paolo VI. Papa Montini, non venne, infatti, imbalsamato, ma «trattato» con una soluzione di formalina meno concentrata. Nel caldo di agosto la salma, esposta al pubblico, dopo due giorni cominciò a mostrare segni di corruzione. Non perfettamente riuscita e circondata da un alone di mistero, l’imbalsamazione di Giovanni Paolo I. I Signoracci, convocati d’urgenza in Vaticano, pare incontrassero difficoltà a iniettare il composto di formalina in via arteriosa, e a farlo diffondere capillarmente in tutto il cadavere, si disse per via delle cause della morte, ufficialmente infarto miocardio. E ci fu chi li accusò di aver cancellato involontariamente, asportando il sangue del pontefice, le prove di un eventuale avvelenamento.