UN PRODINO A TERMINE

Non era necessario il tavolino a tre zampe con piattino semovente incorporato di cui si serve il professor Romano Prodi quando affronta casi delicati, per capire come sarebbe andata a finire: la Cassazione ha assegnato la vittoria all’Unione e la partita elettorale è, salvo strascichi, chiusa. Punto, a capo, e guardiamo al futuro. A questo punto l’uomo sulla cui «pace interiore» ironizza il New York Times farà il suo governo, anche se ancora non si capisce se prima o dopo l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica.
Che quella delle sinistre sia una vittoria di Pirro lo sanno tutti e per primi i suoi elettori: basta navigare fra blog e siti internet per trovare un deserto di macerie, depressioni e rabbie, oltre alla devastante incapacità di capire quel che è successo. E quel che è successo è che la sinistra italiana non ha vinto delle vere elezioni, ma una lotteria. E certamente non ha vinto il consenso popolare: i voti della dissidente Lega Alleanza Lombarda sono stati il loro uovo di Pasqua, oltre ai colpacci come lo scippo del partito dei Pensionati. Il punto fondamentale è che, con i numeri che ha, Prodi non potrà governare. La chiave di volta è il Senato dove l’Unione non ha i numeri e meno che mai li avrà se si confermerà quel che ha comunicato ieri il ministro Tremaglia, e cioè che uno dei senatori eletti all’estero voterà con la Cdl. Se poi il centro destra renderà ai magri vincitori lo stesso servizio da loro reso per 5 anni a Palazzo Madama con una verifica del numero legale ogni 40 secondi è escluso che Prodi possa far passare le leggi.
A meno che non sia già stato finanziato un piano per comprare parlamentari al mercato nero secondo la peggiore tradizione del trasformismo. In questo senso va registrata questa allarmante ed equivoca locuzione dell’insigne esperto in sedute spiritiche: «Abbiamo al Senato un margine sufficiente per sostenere abilmente e a lungo il governo». Quell’abilmente puzza di bruciato. Che intende il candidato presidente del Consiglio? A quali sortilegi non previsti dalla Costituzione si riferisce? Non lo sappiamo, ma intanto la Casa delle libertà deve garantire ai suoi elettori che lavorerà al logoramento della maggioranza che non c’è, salvo accordi su questioni di primario interesse fra cui la scelta del prossimo Presidente della Repubblica.
Gli elettori della Casa delle libertà sono frustrati per una vittoria sfuggita per giochi di prestigio elettorale, ma sono anche convinti che la inconsistenza della maggioranza riporterà tutti alle urne prestissimo, e stavolta senza effetti speciali. Questo è il comune sentire. E poi c’è il fortissimo timore, persino un po’ isterico, che si stipulino volgari accordi sottobanco. In realtà esistono due tipi di accordi: uno alto e alla luce del sole per questioni vitali; e uno basso, per dare fiato a chi chiede la bombola dell’ossigeno. Dobbiamo negare la bombola al governo nato dai pasticci e dai posticci elettorali.
Noi crediamo che non si possa ignorare questo sentimento popolare degli elettori se non si vuole perdere la loro fiducia prima del prossimo round, che non sarà fra cinque anni ma molto prima. Se la loro fiducia finisse dispersa nel vento, sarebbe la fine del centro destra. È invece indispensabile ragionare in termini di un ritorno vittorioso nel giro di mesi, al massimo un anno. Il che richiede intransigenza senza sconti, oltre che l’esibizione del più alto senso dello Stato.
p.guzzanti@mclink.it