Prodotti cinesi contraffatti sequestrati milioni di pezzi

Il sottosegretario Cota: è un’impresa con un giro d’affari di oltre sette miliardi

Adalberto Signore

da Roma

Che la nuova crociata della Lega sia quella contro la Cina non è certo una novità. Al punto che qualche mese fa, tardando ad arrivare l’attesa nomina del sottosegretario alle Attività produttive Roberto Cota ai vertici dell’Alto commissariato per la lotta alla contraffazione, il Carroccio aveva lanciato qualche segnale di insofferenza finanche a Berlusconi. Con Umberto Bossi che non perdeva occasione per ribadire al premier che «l’invasione in arrivo dai mercati asiatici rischia di lasciare per strada migliaia di famiglie italiane, soprattutto al Nord» e Cota che - d’intesa con Roberto Calderoli - aveva polemicamente rimesso le sue deleghe al ministro Claudio Scajola. A risolvere la querelle ci ha pensato ai primi di novembre Silvio Berlusconi formalizzando la nomina del sottosegretario leghista.
Passati due mesi è arrivato il tempo dei primi bilanci, perché è chiaro che la questione Cina sarà per il Carroccio uno dei principali cavalli di battaglia dell’imminente campagna elettorale, al punto che Bossi vuole rimettere in agenda la manifestazione davanti alla sede della Commissione Ue a Bruxelles (una protesta già annunciata qualche mese fa dal Senatùr e poi rinviata per l’accavallarsi con il corteo di Torino del 4 dicembre scorso). Così, insieme al generale della Guardia di finanza, Pasquale Debidda, Cota ha illustrato i risultati di una maxioperazione che si è tenuta tra il 27 e il 31 dicembre in otto province italiane (Milano, Torino, Venezia, Firenze, Roma, Napoli, Bari e Palermo) e ha rilanciato la crociata cinese. «Circa il 60 per cento dei prodotti contraffatti che arrivano in Italia - spiega l’Alto commissario leghista - provengono dalla Cina o, comunque, dal Sud Est asiatico. E questa è un’evidente forma di concorrenza sleale che va combattuta con tutte le forze perché costituisce un danno sia per le imprese sia per i consumatori». Secondo Cota, quella della contraffazione «è una vera e propria impresa» che ha «un giro d’affari che si aggira intorno ai 7 miliardi di euro, più o meno il valore della finanziaria di uno Stato di piccole dimensioni». Ma il problema, aggiunge, «non è solo quello della concorrenza sleale» e, quindi, di tutte quelle imprese costrette a ridurre il loro volume d’affari a causa della larga diffusione sul mercato di prodotti contraffatti o che comunque provengono dal mercato asiatico (dove la mancanza di regole per la tutela del lavoratore e dell’ambiente permette di produrre a costi decisamente inferiori rispetto agli standard europei). In gioco, spiega Cota, c’è pure «la sicurezza e la salute dei cittadini» visto che la contraffazione oggi «non riguarda più soltanto i beni di lusso ma quelli di largo consumo, come giocattoli o prodotti per l’igiene personale, che non rispettano gli standard minimi di sicurezza». Infatti, su quasi due milioni e 400mila articoli sequestrati nella maxioperazione di fine anno, oltre due milioni e 200mila sono prodotti che si usano per l’igiene personale (saponi, detergenti intimi e via dicendo). Insomma, «è necessario spiegare alla gente che non è un affare acquistare questi prodotti perché non rispettano gli standard qualitativi e di sicurezza europei e rischiano di causare danni».
È per questa ragione che «nei prossimi giorni» sarà attivato presso l’Alto commissariato un numero verde destinato a cittadini e imprenditori per denunciare sia le industrie produttrici sia i venditori di merce contraffatta. «Collaborare con la cittadinanza - spiega Cota - è fondamentale. Per questo il numero verde punta ad aprire una finestra sul mondo dei falsi, consentendo uno scambio concreto di informazioni tra gli stessi cittadini e le istituzioni». «Questo fenomeno - chiosa Debidda - è un rischio per tutti», perché quando c’è contraffazione c’è anche «evasione fiscale, lavoro nero, concorrenza sleale e rischi per la salute».