Produzione in calo ma i salari salgono

da Milano

Si aggrava a settembre la recessione dell’industria italiana: la produzione cala del 2,6% su agosto, quando era rimbalzata del 2,5% su luglio (dati destagionalizzati). Lo rileva il Centro Studi di Confindustria, nella consueta indagine rapida sulla produzione industriale, lanciando l’allarme: la fase negativa è destinata a durare nei prossimi mesi e l’industria italiana risentirà del brusco rallentamento in atto nei maggiori partner commerciali (Germania, Francia, Usa). Nel terzo trimestre il Csc stima una contrazione dell’1,1% sul secondo, che aveva già registrato un calo dello 0,7%. Si accentua, dal -1,2% al -2,3%, la caduta rispetto a un anno prima. «L’industria italiana è quindi in piena recessione, come confermano anche gli indicatori qualitativi (fiducia Isae e indice Pmi nel settore manifatturiero)», spiega Confindustria. I salari, in compenso, tengono il passo e coprono l’inflazione. Per il secondo mese consecutivo le retribuzioni orarie hanno viaggiato alla stessa velocità dei prezzi al consumo, anzi li hanno superati seppure di poco: ad agosto la corsa ha messo a segno un incremento rispettivamente del 4,2% contro il 4,1%, su base annua. A spingere l’indice delle retribuzioni in su, ha sottolineato l’Istat presentando i dati, sono stati i miglioramenti derivanti da accordi e adeguamenti economici. In particolare, lo scorso mese è stato siglato il rinnovo contrattuale nel settore del vetro e sono stati incrementati gli scatti di anzianità nel comparto della scuola privata laica. Ci sono però 3,4 milioni di dipendenti ancora in attesa del rinnovo contrattuale, pari al 30,3% del monte retributivo totale.