La prof che lotta contro i casi difficili

Caterina Arcuri racconta: «Un’impresa recuperare certi ragazzi. C’è chi se ne va, ma noi non molliamo...»

Non bisogna dimenticare che agli istituti professionali approdano generalmente gli studenti licenziati dalle medie con i risultati più bassi. Premessa che condiziona negativamente subito in partenza il lavoro dei docenti. «Da noi - continua la professoressa Arcuri - si iscrivono studenti che aspirano a un diploma per andare a lavorare al più presto. Studenti che di loro spontanea volontà avrebbero interrotto gli studi, ma che devono dar retta ai genitori che esigono almeno una qualche qualifica per poter guardare al futuro con un minimo di garanzie. Allora in queste condizioni la motivazione allo studio è minima, se non addirittura nulla. Ragazze e ragazzi che vengono a scuola quando vogliono, all’ora che vogliono, che non sanno che ci sono delle regole da rispettare. Recuperare queste situazioni significa andare radicalmente contro corrente, è un’impresa faticosa ma indispensabile. Non a caso c’è chi non ce la fa e preferisce rinunciare. Così si spiega il motivo degli abbandoni scolastici precoci nelle nostre classi».
Ma anche di fronte al rischio di abbandono la prof Arcuri non si rassegna. «Una ragazzina sudamericana poco prima di Natale è tornata al suo paese e non ha più fatto ritorno. Ho chiamato la madre, e insieme abbiamo concordato di farla tornare perché possa riprendere gli studi. Uno dei tanti casi di studenti che vanno in crisi: sono adolescenti per cui la ricerca dell’identità è particolarmente ardua: questa allieva è andata in crisi perché non si sente né sudamericana, né italiana, stretta tra la nostalgia della sua terra e le difficoltà di inserimento nel nostro mondo. Bisogna aiutarla a capire perché è importante che non si lasci andare, perché sta giocando il suo futuro. Spero di riuscire a tirarla fuori da questa situazione. Sarebbe un altro bel traguardo raggiunto». Insegnare in una scuola di frontiera è un’impresa ardua, ma che tuttavia dà le sue soddisfazioni.
«Penso a quel ragazzino cinese che ha raggiunto il diploma la scorsa estate - dice con comprensibile orgoglio Caterina Arcuri -. Un ragazzino che ad un certo punto voleva lasciare gli studi. Ci ha dato retta, ed ora frequenta la Bocconi. E non è l’unico caso di successo: prima di lui una ragazzina sudamericana si era diplomata e poi iscritta al Politecnico. Sono episodi che ti ripagano di tutti i sacrifici che investiamo ogni giorno nel nostro lavoro».
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