Il prof che vuol fare il sindaco, ma non ha il programma

Da ieri pomeriggio è ufficialmente partita la corsa a palazzo Tursi di Marco Doria, candidato per le primarie della coalizione di centro sinistra. Il professore universitario, figlio di Giorgio, vicesindaco di Cerofolini negli anni Settanta e pro pro pro nipote di Andrea, l'ammiraglio simbolo del Secolo d'Oro della Repubblica genovese, ha presentato infatti ieri pomeriggio il suo programma elettorale. In una sala messa a disposizione dal Cral dell'Autorità portuale di via Albertazzi, ai piedi della Lanterna, Doria ha richiamato un gran numero di persone quanto mai eterogenee: dai «magnifici sette» dell'intellighenzia genovese promotori della candidatura del professore, al consigliere regionale di Sel Matteo Rossi, passando per Don Gallo, l'attrice Carla Peirolero, fino alla gente comune, equamente divisa tra giovani, meno giovani, intellettuali e comunisti nostalgici vecchio stampo. Chi si aspettava un elenco di punti programmatici a mo’ di lista della spesa è rimasto deluso in quanto le uniche due promesse fatte dal candidato sindaco sono state: «Impegno personale e la certezza che semmai dovessi comprare una casa non ci sarà mai nessuno che darà 200 mila o 20 euro a mia insaputa». Di un programma quindi neanche l'ombra, per un semplice motivo che lo stesso Doria ha voluto sottolineare: «la costruzione del programma è complicata, dev'essere partecipato, non sono io che lo partorisco ma ho bisogno di ascoltare, dialogare e confrontarmi con la gente». Sul rapporto con la gente e con i media, il candidato sindaco si è soffermato molto, specificando come già in questi pochi giorni passati dalla sua candidatura non siano mancati i primi appunti. «Mi dicono che sorrido poco, che dovrei avere un approccio meno da studioso e più da sognatore e che parlo per cliché - ha confessato Doria -. Il mio esempio politico è stato Enrico Berlinguer, il quale ha sempre tenuto un approccio serioso e poi mi chiedo, quando si parla di faccende come Fincantieri, come si fa a sorridere? Dal mio punto di vista poi non si può fare a meno della concretezza ma abbiamo bisogno di sognare». Cercando di entrare nello specifico dell'idea di Genova che ha in testa, Marco Doria ha prontamente dichiarato che «non esistono ricette pronte ma tante idee da sperimentare». I pilastri sui quali poggerà, quando verrà steso, il suo programma saranno «i valori. Valori del centrosinistra al quale io appartengo». E allora ecco una prima immagine della Genova sognata dal figlio del «marchese rosso». «Ho un'idea di città dinamica e aperta - ha spiegato -. Una città del lavoro grazie al porto, le industrie attuali e quelle future come gli Erzelli. Dobbiamo avviare un circolo virtuoso che coinvolga soggetti diversi come imprenditori, pubbliche imprese e Comune». «Genova dev'essere anche città della cultura - ha proseguito -. È una città splendida con un patrimonio artistico straordinario che deve continuare ad essere valorizzato per i turisti ma anche per i genovesi. Bisogna tornare a sentirsi orgogliosi di appartenere a questa comunità, di appartenere a questa splendida città».
Infine l'ultimo appello lanciato da Marco Doria è stato aperto, rivolto a tutti i presenti e non: «Ho bisogno di voi, della vostra intelligenza e del vostro entusiasmo senza illusione - ha arringato il candidato sindaco -. C'è bisogno di ciascuno di noi».