Il prof dei record: assente da scuola per 709 giorni

da Milano

«Che faccio degli altri venti giorni di malattia, glieli regalo?». L’insegnante è arrivata a fine anno con soltanto dieci giorni di malattia alle spalle ma, come gli altri dipendenti pubblici, ne ha trenta a disposizione. Sottrazione, il conto è facile: «Ne ho venti che mi avanzano».
La domanda ricade sulla collega attonita: quella che ha raccontato la storia a Pietro Ichino, uno dei tanti episodi e ritratti dei suoi Nullafacenti. Sostantivo che si applica ai dipendenti pubblici quasi per istinto, e che trascina con sé anche il rovescio della medaglia: fra scartoffie, scrivanie, corsie, aule e uffici labirintici dove l’impunità è considerata normale, il merito è un optional. Cioè, che tu ce l’abbia o no, fa lo stesso: riceverai comunque il premio di produzione, la promozione, lo scatto. Dal 2003 al 2005, per esempio, uno statale su tre ha fatto carriera e, in cinque anni, gli stipendi medi dei dipendenti pubblici sono aumentati del 13 per cento. La pialla che parifica chi fa e chi non fa è una garanzia (per i secondi) e una frustrazione (per i primi). È quella che conosce bene il verbo reintegrare e frequenta poco l’opposto licenziare. Che tollera, per i 3 milioni e mezzo di dipendenti pubblici, un tasso medio di assenteismo del 20,1 per cento.
I furbetti del cartellino la fanno quasi sempre franca, come i dipendenti dell’ospedale Santa Maria della misericordia di Perugia: dodici fra medici e infermieri che passavano la giornata fra palestra, negozio di proprietà e jogging e che non solo sono tornati al lavoro sei mesi dopo la denuncia, ma hanno pure fatto causa per mobbing. E, nelle statistiche sugli statali, i dipendenti della sanità non detengono neanche il primato per il numero di giornate fuori ufficio: tra ferie, permessi, scioperi e malattie rimangono a casa 58 giorni l’anno, ma gli impiegati degli enti pubblici non economici arrivano a 69 (metà per malattia). La scuola vanta un recordman dell’assenteismo. Il professor M., una carriera ventennale da fantasma che culmina nel 2002-2004, quando accumula 709 giorni di assenza dall’istituto tecnico milanese Moreschi: ufficialmente per artrosi cervicale, praticamente nella sua casa a Patti Marina, provincia di Messina. Ora è stato condannato a pagare 50mila euro al ministero. Le prese di posizione fanno scalpore: l’anno scorso la provincia di Bolzano è stata acclamata capitale del rigore perché ha cacciato quattro impiegati lavativi, con una valanga di critiche dai sindacati. E due erano in prova.
Ma il licenziamento impossibile non grazia soltanto i fannulloni: nel 2006 è stato calcolato che, su 47 insegnanti e dipendenti scolastici condannati per reati di natura sessuale anche su minori di 14 anni, la metà ha conservato il posto. Numeri che fanno impallidire, non solo la meritocrazia.