Prof disoccupato prende 23 alunni in ostaggio

da Parigi

Il primo sms è angosciante: «Aiuto. Un uomo armato ci tiene in ostaggio nel liceo». Il secondo rassicurante: «Lo conosciamo, è un ex prof, non ci farà del male». Il terzo esultante: «Siamo liberi». La Francia ieri ha vissuto ore d’ansia per il sequestro di venti studenti tra i 16 e i 18 anni e di due adulti nell’Istituto superiore Colbert de Torcy a Sablé-sur-Sarthe, a Sud di Le Mans, nel Centro della Francia.
Si è temuto il terrorismo o il gesto di uno squilibrato o addirittura una nuova Beslan: quella scuola è frequentata da 1.500 studenti; ma poi è emersa la verità: a prendere in ostaggio un’intera classe è stato un ex professore di quel liceo, un precario a cui due anni fa non era stato rinnovato il contratto. Due anni senza lavoro, due anni di depressione. Sconfortato, il docente, che ha 33 anni, ha deciso un gesto spettacolare per richiamare l’attenzione delle autorità e degli ex colleghi.
Nel primissimo pomeriggio si è recato nel municipio, chiedendo di incontrare l’ex ministro dell’Educazione Francois Fillon, che è anche l’ex sindaco di Sablé, che però ieri era Londra. «L’uomo puzzava di vino», racconta un usciere. Poi, alle 15, si è diretto verso l’istituto e ha fatto irruzione in una classe impugnando un revolver. Nella scuola si sono vissuti momenti di panico. La direzione ha ordinato l’evacuazione di urgenza: i ragazzi sono fuggiti dalle finestre delle aule e dei bagni, facendo attenzione a non passare vicino alla classe dove si è asserragliato il sequestratore. Una parte degli allievi si è riunita nella palestra e da qui è scappata all’esterno.
Dopo un’ora sono iniziate le trattative, condotte dal prefetto di Sablé-sur-Sarthe, con l’assistenza di psicologi e di poliziotti specializzati nella gestione dei sequestri, mentre il ministro degli Interni Sarkozy ha seguito la crisi dalle Antille dove è in visita ufficiale. Sul posto sono giunte una quarantina di teste di cuoio, ma subito si è capito che il loro intervento non sarebbe stato necessario.
L’ex docente ha chiesto di parlare con i giornalisti «per esprimere il proprio malessere»; più volte ha promesso che non avrebbe fatto del male ai ragazzi. Anzi, si è messo a discutere con loro. «Ai ragazzi è stato permesso di muoversi liberamente nell’aula - rivela un’impiegata dell’istituto, Bernadette Mercier - ed è stato lui stesso a consentire ai ragazzi di inviare gli sms per tranquillizzare le famiglie».
Poco prima delle 20, si è consegnato alle forze di polizia. Era armato solo di una pistola giocattolo. I medici hanno appurato che ha agito sotto l’effetto dei medicinali e dell’alcol. Negli ultimi tempi era stato lasciato dalla fidanzata e questo aveva accentuato la sua fragilità psicologica. I colleghi lo ricordano come una persona mite e simpatica; un buon insegnante. Per loro era solo «un uomo disperato». Il premier de Villepin ha accolto con sollievo la notizia della fine del sequestro, ma la vicenda rischia di creargli qualche imbarazzo sul piano politico. Il suo governo è infatti al centro di infuocate polemiche per la riforma che rende molto flessibili i contratti di primo impiego e che è duramente contestata dai sindacati, proprio perché potrebbe favorire il precariato.