La prof e la gara choc all'alunno più "dotato"

A Sant'Antimo (Na) una professoressa di 40 anni e 5
minori sono stati denunciati per reati sessuali. Appartati in
un’aula, i ragazzini di 12 e 13 anni confrontavano gli attributi fisici

Napoli - Una insegnante donna di 40 anni e 5 minori sono stati denunciati per reati sessuali. Il fatto è accaduto in una scuola media di Sant’Antimo (in provincia di Napoli), la "Giovanni XIII" di via Piave. I cinque ragazzini, tre di 12 anni e due di 13 si erano appartati in un’aula con l’insegnante con il pretesto di discutere di una gita scolastica. In realtà, secondo quanto appurato dagli agenti del commissariato di polizia di Fratta Maggiore, era in corso una gara per chi aveva l’organo sessuale più lungo.

La gara Il caso choc sarebbe stato scoperto grazie a una denuncia anonima. Ieri, durante l’ora di lezione, i cinque ragazzi si sono riuniti in cerchio e si sono sfidati a chi avesse il pene più lungo. La notizia è arrivata successivamente agli agenti del commissariato di Fratta Maggiore che hanno avviato un’indagine. I cinque ragazzini sono stati identificati e denunciati e con loro l’insegnante, una donna di 40 anni, che, però avrebbe affermato di non essersi accorta di quanto stesse accadendo nella sua aula.

Il precedente A quanto si è appreso da fonti della questura, non è la prima volta che gare di questo tipo avvengano nella scuola intitolata a papa Giovanni XXIII. A provocare la sfida sarebbero stati due dei cinque partecipanti. I cinque minori sono stati denunciati alla Procura dei minori di Napoli, mentre l’insegnante alla Procura di Napoli.

La difesa della prof "I ragazzi erano seduti in cerchio. Per come è fatta quell’aula, con i banchi disposti a ferro di cavallo e la disposizione di un armadietto che ostruisce la visuale, la mia assistita non poteva vedere cosa facevano i ragazzi sotto i banchi. Gli stessi alunni, peraltro, hanno confermato la sua assoluta estraneità". Questa la versione dei fatti fornita da Francesco Brunelli, il legale dell’insegnante denunciata per atti osceni in luogo pubblico in concorso con cinque alunni. "Non poteva assolutamente vedere - dice l’avvocato - e lei stessa è venuta a conoscenza del fatto soltanto quando, dopo che un genitore ha sollevato il problema, il preside l’ha convocata. In quella circostanza sono stati gli stessi ragazzi a scagionarla da ogni responsabilità confermando di aver fatto tutto di nascosto e che lei non poteva vederli".