Il prof. Faletti fa gli esami a una generazione

Michele Anselmi

da Roma

«Cosa resterà di questi anni Ottanta, chi la scatterà la fotografia?», si chiedeva Raf in una fortunata canzone del 1989. La risposta arriva oltre tre lustri dopo con Notte prima degli esami, brillante e gradevole esordio cinematografico del trentottenne Fausto Brizzi. Solo che il film, zeppo di musica, prende il titolo da una canzone, altrettanto fortunata, di Antonello Venditti. Ricordate? Diceva: «Il tuo peccato è originale come i tuoi calzoni americani/Non fermare, ti prego, le mie mani».
Eccoli di nuovo al cinema, dunque, gli anni Ottanta. Addirittura in due film, entrambi opere prime. Notte prima degli esami, appunto; e Adelmo, torna da me di Carlo Virzì, fratello minore del più famoso Paolo. Vedrete che i nostalgici paninari si scateneranno: già si annuncia il revival, in un mix di Europe e Spandau Ballet, Berté e Rettore, Fantic Motor e Ciao Piaggio, jeans a vita alta e Royal-Cola, Cecchetto e Kundera. Non c'erano ancora i cellulari in quel malinconico degradare degli Ottanta, però il Muro stava per cadere, e qualcosa del liberatorio scricchiolìo echeggia nelle scene finali di Notte prima degli esami, prima che sullo schermo appaiano le immancabili didascalie con i destini futuri dei personaggi.
Niente di nuovo? In realtà sì. All'inizio nessuno era disposto a puntare su questa commedia generazionale ideata e voluta da un produttore quasi cinquantenne, Giannandrea Pecorelli. Tutti i registi ai quali proponeva il progetto rispondevano picche. Per la serie: «Troppo commerciale». Così alla fine è toccato allo sceneggiatore Fausto Brizzi, che per vivere non disdegna di scrivere i cine-panettoni con Boldi & De Sica e girare serie tv, di dirigerlo, con risultati inattesi. Infatti, dopo averlo visto, i capi di Raicinema hanno deciso di organizzare un lancio senza precedenti, con un'operazione di marketing da un milione di euro.
Non capita tanto spesso a un esordiente. Il 17 febbraio il film uscirà in 180 copie, preceduto da un'anteprima romana il giorno di San Valentino e ben quaranta proiezioni gratuite in tutt'Italia, il 9 febbraio, in modo da contattare almeno 20 mila spettatori. La parola d'ordine è: «Passa parola». Un po' come è accaduto con Manuale d'amore. Solo che lì rifulgeva un cast stellare, mentre qui l'unico volto noto è Giorgio Faletti, ormai più famoso come scrittore. Proprio lui, pizzetto grigio e giacche tristanzuole, nei panni del professor Antonio Martinelli si produce in un ruolo che sorprenderà molti in platea: da «prof. di lettere più bastardo dell'umanità» a padre in crisi che riscopre amori e ribellioni adolescenziali, spinello incluso. E intanto sullo schermo - siamo nel giugno 1989 - un gruppetto di diciottenni romani si prepara all'esame di maturità. Con tutto quel che ne consegue: spasmi, paure, incasinamenti amorosi, libidine a palla e litri di caffè per tirare mattina sui libri. L'idea è chiara: riprendere il tema universale della spensieratezza che se ne va per raccontare, come fosse oggi, l'Italia di appena ieri. Dove il timido e appassionato Luca deve ad ogni costo rintracciare Claudia, incontrata a una festa in piscina e persa di vista. Non sa, il giovanotto, che la fanciulla è figlia dell'insegnate più odiato del liceo, per giunta da lui appena insultato.
Racconta Faletti: «Mi sono divertito moltissimo. È stata come una vacanza di tre settimane nel mio ex ambiente di lavoro. Recitare è un po' come giocare a tennis, funzioni meglio se hai un avversario capace e io me la sono vista con attori bravissimi». In effetti i dieci ragazzi, da Nicolas Vaporidis a Cristiana Capotondi, da Andrea De Rosa a Sarah Maestri, risultano credibili, intonati all'aria del tempo nonostante il lieve camuffamento. Teorizza il regista: «Spero sia un film in cui i diciottenni di ieri ritroveranno l'atmosfera, la musica e un mondo che avevano quasi dimenticato. Mentre i diciottenni di oggi scopriranno, forse, che da allora non è cambiato niente». Anche se... «Anche se i miei liceali appartengono a una generazione particolare: l'ultima a non possedere il cellulare, a non avere l'ansia di apparire in tv, a cercare rifugio solo dentro la comitiva».
Vero o no, Notte prima degli esami, come il più agro Che ne sarà di noi e il più scandaloso Melissa P., segnala il gran ritorno degli adolescenti nel cinema italiano: dentro una cornice che non si vergogna d'essere popolare. Peccato che le tv, così corrive nei confronti di un certo cattivo gusto diffuso, abbiano fatto la voce grossa nei confronti del film. Obbligando il regista a eliminare dal trailer la scena cruciale, tutto sommato innocente, nella quale il protagonista, esasperato, grida in faccia al suo professore: «Lei è una merda».