Il Prof giura in Aula: «Non firmerò fogli prestampati»

RomaEbbene sì, dice Mario Monti, ha proprio ragione il Cav. «Il presidente Berlusconi ha parlato giustamente di assoluta indeterminatezza per i risultati del vertice perché lo spazio negoziale è molto aperto». In realtà «l’indeterminatezza» a cui si riferisce l’ex premier riguarda le proposte italiane da portare a Bruxelles, più che l’esito del Consiglio europeo del 28 e 29. Ma al dunque, visto dall’ottica di Palazzo Chigi, c’è poca differenza. «Sarà una trattativa difficilissima», ammette il Professore. E se andrà male? Se la Merkel continuasse a bloccare gli eurobond? Niente dimissioni, «l’ipotesi non esiste.
Monti parla alla Camera poco dopo l’incontro con Berlusconi, Letta e Alfano e insiste sulla necessità di fare blocco. «È un momento carico di preoccupazione per il futuro dell’Europa ed è importante che l’Italia arrivi al negoziato, difficilissimo, con la forza di un tandem governo-Parlamento». Come dire: sostenetemi, non è questa l’ora di spararmi addosso. Lui promette il massimo impegno e la minima sudditanza. «Non andremo al Consiglio Ue per apporre un via libera formale a documenti prestampati e a soluzioni blande». Farà gli straordinari: «Lavorerò a oltranza. Per quanto mi riguarda, sono pronto a restare oltre il limite previsto della riunione, fino a domenica sera se occorrerà, perché alla riapertura delle borse ci si ripresenti irrobustiti dal pacchetto per la crescita».
E se le posizioni di Berlino e Parigi sono però ancora lontane, Monti rivendica i successi della sua mediazione e spera che «il consenso verso un pacchetto ampio di misure per stimolare l’economia» possa spezzare «la spirale rigore-recessione-debito». Ma ora serve un tampone anti-spread «che anticipi il tardivo riconoscimento dei mercati ai progressi compiuti dai Paesi virtuosi». L’ipotesi a cui si lavora prevede «i firewall Efsf e Esm», cioè un intervento del Fondo salva Stati e della Bce per acquistare i titoli pubblici dei Paesi con un differenziale troppo alto. Solo quelli con i conti in ordine potrebbero attaccarsi a questo salvagente: Portogallo, Grecia e Spagna no, Italia sì.
È solo un sogno? Un’illusione? Qui il Prof mostra i denti: «Non dobbiamo aver nessun complesso, noi rispettiamo le regole. A Villa Madama ho ricordato che furono Francia e Germania i principali protagonisti della prima e più grande violazione delle regole, che ha portato con sé una serie distruttiva di comportamenti». Nessuno può fare il maestrino, però noi dobbiamo finire i compiti, «per non dare alibi a osservatori non sempre benevoli». Come? Approvando la riforma del lavoro. «Scriverò al presidente del Consiglio e a quello della Commissione per informarli dei progressi. Sono riforme che ci sono state richieste. E che ora vanno fatte valere».
In serata Monti ha visto il leader Pd Pier Luigi Bersani, che all’uscita dall’incontro ha confermato l’appoggio incondizionato al governo anche se l’esito del vertice di Bruxelles non fosse soddisfacente: «La posizione italiana è ferma, chiara e anche coraggiosa». Poi l’appello al Pdl per la mozione unica: «Non vedo ragioni perché non si approvi un documento comune».