La prof, l’alunna e gli sms a luci rosse

Andrea Acquarone

Titolo: La prof e la studentessa. Sottotitolo: Relazioni pericolose. D’accordo, ha tutto il sapore del déjà vu, fosse un film difficilmente farebbe cassetta. Il problema è che stavolta si tratta di un «reality» anche se ancora senza show.
Ed eccolo il «copione» sul quale da qualche giorno indaga nel più stretto riserbo la Procura della Repubblica di Mantova. Tecnicamente si tratta di molestie - potremmo aggiungere sessuali -, ciò che più spaventa oltre al ruolo della molestatrice è l’età della perseguitata. Tredici anni appena, poco più di una bambina, studentessa in una scuola media di un paese (per ora top secret) della Bassa Mantovana.
A cercare di concupirla, almeno stando agli atti, sarebbe stata un’insegnante evidentemente dalle tendenze saffiche. Proprio la sua professoressa (qualcuno sostiene «di lettere»), quella che l’adolescente vedeva e in qualche modo subiva da dietro il banco praticamente tutti i giorni. Quella che la interrogava spesso e volentieri ma sempre prodiga di bei voti. Anche quando, magari, la giovane allieva non risultava adeguatamente preparata.
Sta tutto scritto in una circostanziata denuncia presentata ai carabinieri dai genitori della tredicenne. E con tanto di prove, tracce indelebili, come ben sa anche il più sprovveduto dei maniaci, galeotti sms erotici dei quali evidentemente la docente nei suoi deliri amorosi trascurava la pericolosità. Sul suo nome gli investigatori tacciono, così come - ovviamente - sull’identità della vittima. Dell’insegnante si sa solo che si tratta di una donna sposata, la sua età per ora è un’ipotesi: c’è chi dice abbia ventotto anni, chi giura sia invece una trentacinquenne sposata ma senza figli.
La storiaccia risalirebbe, almeno come prologo, alla primavera scorsa, sul finire di marzo, quando la ragazzina frequentava la prima media. Allo stato delle indagini non sembra che tra allieva e insegnante si sia mai «consumato» alcunché. Insomma un rapporto platonico a senso unico anche se terribilmente morboso. Come giustificarsi di fronte a un imbarazzante e inequivocabile: «È notte, io sono a letto... nuda. E ti penso».
Qualcosa non andava negli ultimi tempi nell’atteggiamento della figlia, e poi come giustificare i continui, ripetuti bib-bip del suo cellulare in orari improponibili. Si è insospettita la madre, alla prima occasione ha deciso di controllare il telefonino. Qualche messaggio era addirittura stato spostato nella memoria. Quindi il delicato faccia a faccia con la ragazzina. Che alla fine ha ammesso: gli inquietanti sms partivano dall’apparecchio di una delle sue insegnanti. La scusa era quella di augurarle la buone notte, «sogni d’oro» conditi spesso dal racconto di quel che la «maestra» stava facendo dal punto di vista erotico e sessuale.
Partita la prima denuncia, i carabinieri hanno sentito altre amiche della «vittima» per capire se l'insegnante avesse le stesse morbose attenzioni anche nei confronti di altre giovani. Le testimonianze sono ancora sul tavolo di uno dei pm di Mantova e il nome della donna non sarebbe stato ancora iscritto nel registro degli indagati. Ma è solo questione di giorni. Il problema è che la giustizia, stavolta può poco. L'eventuale ipotesi di reato contestata alla prof potrebbe essere solo quella di molestie telefoniche, «colpa» che è estinguibile con una semplice pena pecuniaria.
Ma colpisce ancor di più un altro particolare: il preside non ha sospeso la docente. Dicono che preferisca attendere i risultati dell’inchiesta. E visto che non ci sono avvisi di garanzia, la maestra, per ora, resta al suo posto.
Andrea Acquarone