La prof a luci rosse condannata: due anni e 10 mesi

Eccola, eccola. Macchè, non è lei. È alta oppure bassa, bella o brutta, attraente o no: forse una tipa. Boh. Quelli che volevano allungare lo sguardo per vedere la professoressa, imputata di violenza sessuale su minori e calunnie, sono rimasti delusi. In Tribunale a Monza in una sola udienza, la supplente di matematica, protagonista dello scandalo a luci rosse, il mese di novembre del 2006 alla scuola media Segantini di Nova Milanese, dopo otto ore di dibattimento è stata condannata da Giovanni Gerosa, il giudice dell’udienza preliminare a 2 anni e dieci mesi, otto in più di quelli chiesti dal pm Emma Gambardella. A tentare di difenderla, di fronte a prove schiaccianti, erano presenti Giuseppina Cennamo e Giuseppe De Rubertis. Lei, l’insegnante, scoperta dalla collega d’educazione fisica in atteggiamenti inequivocabili con cinque ragazzini, dai dodici ai quindici anni, ha preferito restare nel suo paesino in provincia di Campobasso. Dove, giura, la comprendono, la difendono “dalle accuse infamanti” che le hanno addebitato. Gli avvocati, arrivati da giù, qualche mese fa chiesero il rito abbreviato. Accontentati. Ieri c’era pure, il pool di legali degli adolescenti, vittime dell’intraprendente professoressa. Maurizio Bono, Paolo Gnemmi, Gianluca Frascogna e Ilaria Di Caprio. Hanno deciso di coinvolgere nel processo il ministero della Pubblica istruzione, guidato da Giuseppe Fioroni. Già, perché secondo loro stando ad una sentenza della Corte di cassazione, il ministero è rimato incagliato nel processo per responsabilità oggettiva e per mancata vigilanza. In sede civile la magistratura stabilirà se il ministero sarà chiamato al risarcimento del danno. All’udienza, presenti anche alcuni genitori dei ragazzini che la professoressa avrebbe molestato. Il fatto fu denunciato a Vincenzo Barbato il capitano dei carabinieri, che trasmise tutto sulla scrivania di Antonio Pizzi, il procuratore capo. Il magistrato, definì l’episodio gravissimo «perché coinvolgeva minorenni e soprattutto in quanto avvenuto in una scuola». Il giorno dopo i fatti, l’insegnate travolta dallo scandalo, in un’intervista a Il Giornale si difese con le unghie dichiarando che «era completamente vestita e non stava assolutamente toccando i ragazzi i quali – spiegò – mi sono venuti incontro con determinazione tanto che sono caduta anche dalla sedia». Insomma, intese indossare i panni della vittima di un colossale equivoco. Per i genitori, che non hanno inteso rilasciare dichiarazioni ha parlato l’avvocato Di Caprio: «Sono ancora sconvolti per quello che è successo. Finalmente hanno ottenuto giustizia». I difensori dell’imputata se la presero anche con la stampa colpevole d’aver oltrepassato, e di molto, il normale diritto di cronaca. Giovanni Gerosa, li ha smentiti.