Il Prof si vendica su Telecom: troppi debiti, serve una riforma

Prodi in aula insiste sulle sue «verità» pur smentito dal verbale del Cda: «Quel documento non prova nulla»

Fabrizio Ravoni

da Roma

Prodi e la Borsa: un rapporto complicato. Quando inizia a parlare alla Camera, il titolo Telecom sale. Bagarre in aula, sospensione dei lavori, tensioni nel Transatlantico e il titolo continua a crescere. Tocca il massimo della seduta: 2,238 euro. A dimostrazione che non è un dibattito parlamentare su un’azienda privata ad inquietare gli investitori. Ma quel che si dice. E forse Prodi si dimentica che, in diretta tv, sta dando giudizi su un’azienda quotata. E lo fa a mercati aperti.
Alla ripresa della seduta, l’affondo sull’azienda; sul suo «ingente indebitamento». Circostanza che, secondo il presidente del Consiglio, è voluta dalla Telecom per fare pressioni sull’autorità per ottenere un aumento delle tariffe. Il titolo cala verticalmente. Nel giro di pochi minuti passano di mano milioni di titoli. Finisce di parlare ed il titolo è sceso a 2,225. Quando Fassino accenna alla possibilità che l’azienda abbia bisogno di una ricapitalizzazione, è ormai a quota 2,210.
In Parlamento Prodi nega tutto. Nega di aver mai conosciuto lo schema Rovati; «uno schema, comunque, artigianale». Nega di essere stato informato da Tronchetti Provera della ristrutturazione aziendale con scorporo di Tim. E nega che altri esponenti del governo abbiano mai ricevuto informazioni di questo tipo da parte dell’ex presidente di Telecom (Tronchetti ha avuto incontri riservati sia con Bersani sia con Padoa Schioppa). Ma sale in cattedra per informare il Parlamento che è necessaria «una riforma del capitalismo italiano». E che per favorire questo processo è dell’idea di rivedere il sistema delle concessioni.
Il presidente del Consiglio, in Parlamento, dice di non sapere che un suo amico, il suo consigliere economico, l’uomo a cui ha fatto da testimone di nozze, ha inviato - con biglietto della Presidenza del Consiglio - un piano di ristrutturazione che prevedeva lo scorporo della rete fissa Telecom da far confluire nella Cassa depositi e prestiti.
Non sa nulla del progetto di Tronchetti di scorporare Tim. Eppure nel verbale del consiglio d’amministrazione del 15 settembre, c’è scritto: ai primi di settembre - è Tronchetti che parla - ho incontrato Prodi e gli ho parlato dell’idea di scorporare Tim da Telecom. Il verbale è stato approvato da tutto il consiglio di amministrazione. Replica del premier: «non è certo un verbale del consiglio di amministrazione di Telecom Italia - precisa Prodi - a costituire prova che il presidente del Consiglio e con lui il governo, fossero a conoscenza del piano di riorganizzazione».
La verità la dovranno accertare i magistrati della Procura di Roma che stanno indagando sulla vicenda. E che avevano in animo di farsi consegnare il testo dell’intervento del presidente del Consiglio alla Camera per confrontarlo con l’altro materiale (soprattutto i verbali del consiglio d’amministrazione, sequestrato dalla Guardia di finanza alla Telecom.
Ma l’offensiva di Prodi a Telecom non riguarda più soltanto la posizione di Tronchetti. Attacca direttamente l’azienda: comportamento piuttosto anomalo per un primo ministro di un Paese G-7. E nel suo slancio, scende nei dettagli. Per Telecom Italia - dice - è difficile investire e competere sui mercati per l’«ingente indebitamento». Che - secondo il presidente del Consiglio - verrebbe tenuto alto ad arte, per costringere l’Autorità sulle comunicazioni «a concedere all’azienda tariffe più elevate». Le privatizzazioni - commenta - si fanno con i capitali appropriati, altrimenti il peso del debito «ricade sugli utenti finali». Mercoledì, il nuovo presidente della Telecom Guido Rossi aveva detto in Parlamento che l’indebitamento del gruppo è destinato a scendere a 38 miliardi; e che il suo livello non crea preoccupazioni all’azienda.