Profanate le tombe al cimitero ebraico

Molti i danni, ma nessun sepolcro è stato profanato

Paola Fucilieri

«Non me ne sono accorto immediatamente, quando sono entrato nel cimitero. Erano le due e mezzo del pomeriggio, c’era un sole caldissimo, a volte uno pensa di vedere cose che, invece, non esistono... Poi, nel capo 8, ne ho notata una, poi un’altra e un’altra ancora... Mi sono messo a contarle incredulo: quaranta tombe semidistrutte, tutte di ebrei morti tra il 1983 e il 1987, con i cippi buttati a terra quasi come se un gruppo di persone gli avessero sferrato potenti calci, facendoli piombare sul marmo della copertura e spaccando in parte anche quella. No, nessuna profanazione di cadaveri o tombe scoperchiate che facessero pensare a un tentativo di furto, tantomeno scritte antisemite anzi, nessuna scritta. “Eppure - pensavo - sono passato meno di 24 ore fa, lunedì pomeriggio ed era tutto a posto”. Sarà successo stanotte. Ho chiamato subito i vigili».
Scuote la testa incredulo, come chi non riesce a rassegnarsi, uno dei custodi del lato del cimitero «Maggiore» che dà su via Emanuele Jona, nell’area del campo 8 riservata ai defunti della comunità ebraica. Un paesaggio triste quello che appariva ieri pomeriggio quando, intorno alle 16, la notizia si era diffusa ormai in tutta Milano e tanta gente era accorsa sul posto timorosa che si trattasse di profanazione di tombe a sfondo politico, di quelle che di solito vengono «firmate» con svastiche o rivendicazioni riconducibili ad aree di estrema destra, in particolare «nazi». Gli investigatori della Digos giunti subito sul posto, insieme ai carabinieri, invece hanno immediatamente escluso questa eventualità che era, sicuramente, la peggiore in casi del genere. «È un fatto antipatico - sottolinea la polizia -. Ma non ci sono rivendicazioni o scritte di alcun genere e quindi niente di politico dietro questo atto di vandalismo, commesso probabilmente da un gruppo di ubriachi. Ieri notte (quella tra lunedì e martedì, ndr) c’è stata una festa organizzata dai nomadi nel laghetto tra i campi di via Triboniano e via Barzaghi, proprio di fronte al cimitero ebraico. Un evento rumoroso, che ha richiesto l’intervento delle “volanti” sul posto per le lamentele dei residenti. Forse gli zingari hanno voluto, entrando dal lato del cimitero ebraico (il più vicino al luogo della festa), protestare per l’arrivo della polizia alla festa. Forse, semplicemente in balia dell’alcol, un gruppone è entrato (il recinto è alto tre metri) e ha buttato giù i cippi».