«Una professione come un’altra che merita di avere la sua sede»

L’assessore Maiolo: «Sbagliato nascondersi dietro falsi moralismi»

da Milano

Un quartiere a luci rosse, nel quale esercitare la prostituzione come qualsiasi altra professione. È la ricetta dell’assessore alle Attività produttive del Comune di Milano, Tiziana Maiolo, per controllare un fenomeno «impossibile da eliminare» senza «inutili atteggiamenti moralistici». L’applicazione del modello olandese passa, però, da un’esigenza: abrogare la legge Merlin. «È una norma che impedisce qualunque riforma - spiega la Maiolo -, il sistema va regolamentato». Legalizzando la prostituzione. «Non voglio sbilanciarmi sull’area da destinare al quartiere - precisa l’assessore -, dico solo che dovrebbe essere individuata fuori da qualsiasi centro abitato».
Non è la prima volta che esponenti politici milanesi lanciano la proposta. L’assessore Maiolo lo aveva già fatto nel 1993, presentando una proposta di legge sei anni dopo. Lo scorso marzo era stata la volta dell’ex assessore alla Cultura Vittorio Sgarbi, che aveva individuato nella Bicocca - periferia Nord, dove sorgono università e teatro degli Arcimboldi - la zona ideale da destinare alle prostitute. Per rilanciare, ieri, con il quartiere CityLife, che sorgerà nel 2014 al posto della vecchia fiera. Tutte le proposte hanno scatenato polemiche nell’amministrazione. Per il sindaco Letizia Moratti «il vero tema da affrontare è come eliminare la prostituzione e non come spostarla da un punto all’altro». Le fa eco il vicesindaco Riccardo De Corato: «Non faremo mai un quartiere a luci rosse. Sarebbe impossibile costringere migliaia di prostitute a spostarsi in una zona determinata».
Il Comune si è quindi concentrato su misure che possano scoraggiare i clienti. Dal 1998 al 2007 sono state inviate 20mila multe - da 166 euro l’una - per ostacolo alla circolazione. Nei primi quattro mesi del 2008 i verbali sono stati 1.420, grazie al lavoro di tre pattuglie dei vigili che di notte controllano le zone «sensibili». Inoltre, 900 telecamere permettono di individuare eventuali comportamenti scorretti. In attesa, come chiede da tempo Palazzo Marino, che in Italia si introduca il reato di prostituzione in pubblico.