Professionisti del complotto

Le trasmissioni delle tivù italiane sul presunto complotto dell'11 settembre 2001 sono autentiche mascalzonate. Non so quante ne siano andate in onda negli ultimi tempi per cui cito a memoria: Report su Rai3, Matrix su Canale 5, Rainews 24... Si obietterà che è una questione di cui si discute in tutto il mondo e quindi non si può tradire il dovere di informare gli ascoltatori, tanto più che vi sono milioni di persone che ne vanno pazzi.
A me pare che queste argomentazioni siano del tutto fasulle, e lo spiego più avanti. Il punto è che i media italiani (scritti e parlati) d'ogni colore e tendenza, quando possono rimestare nel complottismo e darlo in pasto al popolo per solleticare le peggiori viscere, ritengono di fare bingo. E se per di più si può dare addosso agli americani e agli ebrei-israeliani, l'occasione è assolutamente da non perdere. Come appunto con il complotto organizzato l'11 settembre per abbattere le Torri-gemelle e il Pentagono.
Non è difficile spiegare perché l'argomento dell'interesse degli ascoltatori per un caso che sarebbe controverso, oggi non regge più. Le tesi del complotto variamente declinate - «È stata la Cia», «Gli ebrei sapevano e non si sono fatti beccare nelle torri», «È impossibile che i piloti fossero i quattro scassati islamici» - sono state messe in circolazione subito dopo il drammatico evento, ed hanno fornito materiale per libri, servizi televisivi, fiction e dibattiti su internet che hanno mobilitato milioni e milioni di persone in tutto il mondo, a cominciare dagli Stati Uniti.
Ma dopo tanta mobilitazione antiamericana, oggi come oggi è divenuto noto a tutti che l'intero pacchetto delle pseudo-argomentazioni e dei falsi dubbi messi in circolazione non ha più alcun valore perché è stato confutato non solo dalle commissioni istituzionali e da quanti usano la ragionevolezza ma anche da solidissime ricerche puntuali ad opera di agenzie indipendenti. Valga per tutte l'inchiesta «Debunking 9/11 Myths», lodevolmente riportata in Italia dal settimanale Diario di Enrico Deaglio.
Ed è proprio in ciò che sta la mascalzonata dei media quando rimestano sul complotto. Quanti giornali e quante televisioni continuerebbero a organizzare dibattiti presentati come attuali sul «Complotto dei Savi di Sion», oppure sul «Negazionismo della Shoah» solo perché vi sono quattro esaltati ideologi che ne propugnano l'interesse? Questo paragone con le cospirazioni che starebbero dietro la nostra recente storia occidentale non è affatto forzato anche perché in più d'una tivù è stata data la parola ad alcune anime belle che non solo sostengono il complotto delle Torri Gemelle ma teorizzano anche il perenne complotto a regia demo-pluto-giudaico-massonico.
Il problema della responsabilità nell'informazione che vorrei qui sollevare non riguarda perciò i professionisti del complotto che sono quello che sono. Riguarda i professionisti - e che professionisti! - dell'informazione. Riproporre sugli schermi una questione fritta e rifritta che è stata già autorevolmente liquidata come una grande bufala è, a mio parere, irresponsabile. A meno che non si voglia scientemente alimentare, anche confutandole, le balle messe in circolazione per fare «ammoina», possibilmente con clamore.
Questo è il vero punto. I giornalisti, specialmente se intelligenti, abili e di prima linea come quelli che si sono cimentati da ultimo sull'11 settembre, che tengono accesa la fiammella del complotto non fanno informazione di verità ma coltivano solo equivoci per accreditare, anche nel dubbio e nella confutazione, tesi e posizioni che meriterebbero solo la poubelle de l'histoire. In questo caso, come non mai, il silenzio sarebbe d'oro.
m.teodori@mclink.it