PROFESSIONISTI DELLA PROTESTA A TORINO

Ricompattare il movimento, rialzare la testa, ottenere una nuova ribalta nazionale. Il movimento studentesco torinese serra le fila e chiama a raccolta i leader storici dell'autonomia per dare un po' di vigore alla protesta contro la riforma Gelmini che rischiava di naufragare. E poco importa se questi leader siano o meno universitari e frequentino i corsi. A Palazzo Nuovo il collettivo autonomo degli studenti, l'ala dura che fa capo a centro sociale Askatasuna, sta vivendo un periodo di profonda crisi esistenziale. Orfani della sinistra radicale cacciata dal parlamento si ritrovano ad affrontare una stagione che li vede ai margini della vita politica e questo si traduce nella difficoltà a fare proseliti. Basti pensare che all'inizio di ottobre, a fronte delle prime avvisaglie di protesta al liceo Gioberti, i giovani dei centri sociali, che si erano presentati in istituto con l'intento di sostenere il fronte dell'occupazione, sono stati cacciati dai rappresentanti dei liceali. Un meccanismo perverso che ha fatto sì che nei corridoi delle facoltà umanistiche abbiano iniziato a prendere il soppravvento le idee degli studenti moderati, più vicini alle posizione del Pd che a quelle di Rifondazione. Studenti che fanno capo a movimenti come Sinistraalternativa, Udu e Sinistra democratica. L'ascesa di nuovi leader moderati ha spinto il Cua a rimarcare il territorio. La riforma Gelmini, o meglio la protesta, è così diventata un ghiotto pretesto per poter ricompattare il movimento dell'autonomia e far risorgere dalle ceneri i nipotini del '68 che erano a rischio esilio. Un lavoro di fino, scientifico. Ben lontano dall'essere portato a termine. Un lavoro rispetto al quale i professionisti della protesta non si sono tirati indietro abbandonando almeno momentaneamente le altre tematiche di lotta sempre care all'autonomia. Lele Rizzo, leader del movimento No Tav e assiduo frequentatore della Val Susa più che di Palazzo Nuovo, Andrea Bonadonna, leader di Askatasuna e recentemente dedito alle rivendicazioni dei diritti dei profughi più che ai libri, e infine il dottorando Davide Grasso, hanno deciso di ripresentarsi a suon di proclami anti Berlusconi e Gelmini a Palazzo nuovo. Doppia la strategia: ricompattare il mondo dell'ultrasinistra contro un unico nemico, Berlusconi e il governo di centrodestra; emergere dall'oblio a cui li aveva condannati la fuoriuscita dei partiti di riferimento dall'assise parlamentare. Insomma, torna in auge il vecchio luogo comune di cavalcare il malcontento per risorgere dalle ceneri. Una fotografia che i leader di Askatasuna respingono: «Noi non ci pieghiamo a questo gioco. Il nostro è un movimento che cresce fuori dai partiti e dai sindacati, i quali stanno tentando di mettersi alla guida di un movimento come nel caso dell'incontro con il ministro Gelmini a Roma».