Professionisti della rivolta

Pochi ma capaci, ancora una volta, di tenere in scacco le metropoli italiane. Roma, Torino, Milano: tre città teatro ieri dell’ennesimo giorno di cortei e disagi, tre capoluoghi ostaggio di gruppi organizzati votati all’arte della rivolta. Molti giornali e tg, anche oggi, chiameranno quei serpentoni di poche migliaia di persone «gli studenti italiani», ignorando, volutamente e a cuor leggero, la matematica. Se per le strade italiane si fossero riversati davvero «gli studenti italiani» - milioni di ragazzi e ragazze - l’Italia sarebbe diventata un unico, infinito corteo di 2mila chilometri. Per fortuna, in realtà i pasdaran dei centri sociali, i figli di papà che hanno tempo da perdere invece di studiare, i capelloni fuori corso virtuosi del megafono e gli aspiranti portaborse galoppini dei partiti di sinistra, benché abilissimi nel dare fastidio, sono molto meno numerosi.

Qui Torino

Qui Milano

Qui Roma