Professionisti senza fiabe

Attenti ai genitori giustizialisti. Quelli che pensano che, se un bambino si tocca, è perché qualche sporcaccione gliel'ha insegnato. E attenti agli psicologi/ghe che non hanno letto abbastanza fiabe. Perché sarebbero capaci di spedire la Benemerita a rintracciare il lupo che insidiava Cappuccetto Rosso, o di consigliare l'arresto per maltrattamenti alla matrigna di Cenerentola.
Due tipi di persone, infatti, sono del tutto inadatte a capirci qualcosa, nei racconti dei bambini. I primi sono i moralisti, i secondi sono gli «ortopedici dell'anima», come li chiamava Michel Foucault, i gran consiglieri e periti dei Procuratori della Repubblica, quelli che troppo spesso pensano che l'anima deve star su dritta come un soldatino, tra bianchi e neri ben definiti, e non accettano che, invece, venga su sghemba, tra zone grigie, crampi e stiramenti, come tutte le cose umane. Entrambi, moralisti e ortopedici della psiche, non sanno, o non ricordano, che i bambini piccoli, come aveva ben intuito il dottor Freud più di un secolo fa, sono soprattutto interessati al piacere, che perseguono costantemente, e con ogni mezzo. E quindi, se vedono che loro figlio/a proprio quello cerca, si mettono d'impegno a trovare il pedofilo che gliel'ha insegnato, versione postmoderna del diavolo tentatore di una volta. Non che i pedofili non ci siano (come del resto i diavoli), solo che non c'è bisogno di loro per far toccare i bambini, o farli disegnare cose imbarazzanti. Per quello, basta il «principio del piacere», una delle grandi forze psichiche che ogni bambino ha dentro di sé, utilissima, tra l'altro, per stare al mondo, e rimanerci, appunto, con piacere.
È proprio per il moltiplicarsi di queste due categorie, i genitori moralisti, e gli psicologi che nulla sanno (perché non gli è stato insegnato) dell'inconscio, delle sue fantasie ed affabulazioni, che oggi fare la maestra d'asilo è diventato pericoloso quasi come fare il marine, con altissime probabilità di soggiorni nelle patrie galere, gogne mediatiche in grande stile, con conseguenti depressioni, e anche peggio. Negli ultimi anni, infatti, i casi di pedofilia denunciati nelle scuole materne si sono moltiplicati. Dalla Lombardia al Piemonte, al Veneto, al Lazio, alla Campania, alla Sicilia le cronache dei giornali riportano i casi di abusi ai danni dei bambini. Storie raccapriccianti, vite spezzate, qualche infarto, bambini superinterrogati, con pessimi esiti psichici. Ma diciamo subito come finisce: «Nei casi osservati già giunti a sentenza, in diversi gradi di giudizio - ci informa l'accurato sito www.falsiabusi.it/ - possiamo annoverare ad oggi nove ordinanze di archiviazione, venti assoluzioni ed una sola condanna (da parte di un giudice di cui era stata chiesta la ricusazione perché aveva detto già prima che avrebbe condannato)». Tutti assolti insomma.
Come mai? Ma perché in neppure uno di questi casi c'è un solo testimone uno che abbia visto una maestra fare le porcherie con un bambino. O abbia notato il pulmino, o la macchina, che lascia l'asilo (dove poco si può fare, perché altri vedrebbero) col suo carico di maestre e piccole vittime, dirette verso la villa dei misteri, presente più o meno in ogni inchiesta. Tutte le vicende invece (l'ultima si è conclusa a Brescia un mese fa, con assoluzione generale, ma due maestre erano rimaste agli arresti per quattro anni, e altre trasferite, cacciate, calunniate), partono da insistenti domande dei genitori, a cui i figli finiscono per rispondere: me l'ha detto (o fatto) la maestra, come fa Pierino nelle barzellette. Archetipo del bambino che non vuole grane, e ributta tutto sull'autorità onnipotente dalle spalle larghe; eloquente ma purtroppo non studiato nelle facoltà di psicologia, come del resto Freud. Né è ascoltato chi davvero ne capisce, come Luisella de Cataldo Neuburger, Presidente Associazione Italiana Psicologia Giuridica, dell'Università degli Studi di Milano: «La prova di colpevolezza non può essere affidata a pareri di esperti che continuano a confondere il processo con la terapia o a fondare il proprio operato sul convincimento, da decenni dimostrato falso, che “il bambino non mente mai”».
A Rignano, per dar più forza ai racconti dei bimbi, i genitori hanno prodotto Dvd casalinghi, con papà e bimba in mutande, lui che interroga e lei che smentisce, o coinvolgendo cugini più grandicelli che le tirano giù gli slip e le si mettono sopra, per far capire meglio cosa facevano le pedofile. Adesso, giù le mani dai bambini. Davvero, subito, e tutti. Pedofili, se colpevoli. Ma anche genitori ossessivi; psicologi che scambiano la loro competenza con una scienza naturale, mentre non ne ha l'oggettività né la certezza; esperti con l'ossessione di un satanismo de noantri, che nei casi finora esplosi c'era solo nella loro testa. Facciano attenzione anche i giudici, a non scambiare dei filmini impiccioni, e gravemente invadenti (sia pur in buona fede) verso i bambini, per prove di abuso.
Claudio Risé