«Professionisti traditi da Prodi Oggi in piazza saremo 20mila»

da Roma

Sarà la marcia dei 20mila. «Qualcuno in più, non qualcuno in meno», assicura Maurizio De Tilla, presidente dell’Associazione degli enti previdenziali privati. Tutti i professionisti in piazza del Colosseo, stamattina, per sfilare contro il decreto-Bersani e la Finanziaria. Una mobilitazione senza precedenti delle grisaglie. Avvocati, architetti, medici, agronomi, notai, assistenti sociali, consiglieri del lavoro, geologi arriveranno da tutta Italia con 300 pullman, aerei e treni.
Come si è arrivati a questo punto, presidente De Tilla?
«Il governo è intervento in maniera maldestra, come un elefante in una cristalleria, contro categorie che rappresentano 4 milioni di italiani. Prima dell’estate ci sono state due manifestazioni contro il decreto Bersani: quella spontanea degli avvocati e poi quella di 7mila professionisti. Ora la situazione si aggrava con la Finanziaria e visto che l’esecutivo va avanti senza consultarci, non ci resta che scendere in piazza».
Che cosa rimproverate, esattamente, al governo Prodi?
«Sono dieci le nostre accuse, se vuole gliele spiego».
Dica pure, così siamo più chiari possibile.
«La prima è appunto la mancata concertazione con le categorie professionali sul decreto Bersani e sulla Finanziaria. Mentre nel suo programma l’Unione si impegna a rispettare proprio questo metodo».
Insomma, le novità vi sono state imposte dall’alto. Ma andiamo avanti.
«La seconda è aver sostenuto che tutto questo viene fatto in esecuzione a direttive europee».
E non è vero?
«Assolutamente no. Per l’Ue le attività legali non entrano nelle regole della concorrenza, mentre qui i più danneggiati sono gli avvocati e vengono colpiti anche i notai. L’Ue non è favorevole alla pubblicità professionale indiscriminata, all’entrata dei soci di capitale nelle società professionali, all’eliminazione del patto di quota lite, ai minimi tariffari. Terza bugia: aver assicurato, sempre nel programma dell’Unione, che non si sarebbe intervenuti sulle attività riservate, come invece si è fatto per avvocati, architetti, notai... Quarta: dire che questo è a favore dei consumatori, che invece ne verrebbero danneggiati. Quinta: sostenere che così si proteggono i giovani, mentre la possibilità di entrare sul mercato con la pubblicità favorisce grandi studi, banche, assicurazioni che hanno mezzi. Sesta accusa: aver stabilito che le norme dei codici deontologici e degli ordini professionali che entro il 30 dicembre non vengono modificate, saranno nulle se in contrasto con il decreto Bersani. Settima: l’articolo 47 della Finanziaria dice che il governo può non mantenere gli ordini professionali esistenti, che potranno da enti pubblici trasformarsi in associazioni private, riducendosi da 30 a 5-6. E dicevano di non voler abolire gli Ordini. Ottava: l’aumento dal 12,50 al 20 per cento delle imposte sulle casse previdenziali. Nona: nel progetto del ministero della Giustizia sugli Ordini si fa confusione con le associazioni professionali. Così si consente di eludere le norme deontologiche e di andare verso la liberalizzazione del titolo di studio. Decima: l’azione di governo muove da un pregiudizio ideologico, da un attacco al mondo del lavoro autonomo indicato come il male della società».