Il Professore in alto mare Ds e Margherita ai ferri corti

Il vertice serale di tre ore non risolve i problemi dell’Unione. Non c’è accordo sui vicepremier. Rebus su Interno, Difesa e Giustizia. Scoppia il caso Amato

Antonio Signorini

da Roma

Un vertice che dura tre ore e non produce nessun risultato. Lo scontro tra la Quercia e la Margherita per i ministeri-chiave scuote l’Ulivo: il vicepremierato unico per Massimo D’Alema (o per nessuno, Rutelli incluso), le incertezze sui nomi da destinare alla Giustizia e agli Interni, un ministero a sorpresa, quello dell’Energia, che dovrebbe andare a un esponente di Rifondazione (Patrizia Sentinelli) sottraendo competenze a quello dell’Industria destinato a un Bersani ieri letteralmente «furioso». Ce ne sarebbe già abbastanza per un thriller politico ad alta tensione. E invece non è finita. Oggi ci sarà una nuova puntata, un’altra resa dei conti a sinistra. Una realtà che stride con quella dipinta da Romano Prodi che nel pomeriggio dichiarava «il governo sarà in carica tra dieci giorni. E sarà duraturo» e poi in serata ammetteva che «la questione resta ancora aperta, la voglio mettere in un quadro più complessivo del governo». L’unico fatto che può spiegare l’ottimismo del Professore sui tempi di formazione del nuovo esecutivo è l’ufficializzazione della scelta di Piero Fassino. «Ho scelto di restare alla guida dei Ds per impegnarmi nella costruzione di un grande Ulivo», ha spiegato ieri al termine della segreteria di partito. Ma l’orientamento per il Botteghino era dato per scontato già giovedì. E sulla strada della formazione del governo c’è piuttosto il macigno delle vicepresidenze che un’altra raffica di incontri a Piazza Santi Apostoli non ha rimosso. Massimo D’Alema, grazie alla scelta del segretario, guiderà la delegazione dei Ds al governo. E ufficialmente i Ds hanno affidato a Prodi il compito di decidere cosa fare dei numeri due. La scelta fino a ieri sembrava ristretta a due alternative: due vicepresidenze del consiglio affidate a D’Alema e Francesco Rutelli oppure nessuna, come ha chiesto ufficialmente le Quercia. Il ragionamento dei Ds è che non ci possono essere due vicepremier della stessa organizzazione, cioè del costituendo partito democratico. Caustiche le controdeduzioni di Rutelli. «Non so assolutamente niente. Capisco, d’altronde, che i Ds si riuniscano e si pronuncino in quanto partito perché il partito democratico non c’è ancora». In altre parole, i partiti dell’Ulivo sono ancora due. E i vice di Prodi possono benissimo essere due. Questa era effettivamente l’ipotesi più probabile fino a ieri, quando anche Giuliano Amato ha rivendicato un posto da vice a Palazzo Chigi, portando a tre il numero dei potenziali numeri due del Professore.
Difficile dire se si tratti di un reale desiderio oppure di una tattica in funzione della partita per i ministeri, che - sotto traccia - è in pieno corso. Il costituzionalista è costretto a giocare in proprio, dopo il rifiuto dei Ds di farne un candidato di partito. La casella che gli è stata assegnata è quella del ministero della Giustizia, ma Amato preferirebbe il dicastero dell’Interno. La stessa situazione identica, quindi, di Arturo Parisi, esponente prodiano della Margherita.
Tra i dicasteri chiave sembra riaprirsi la partita per la Difesa. Ieri Marco Pannella, che segue le trattative per la Rosa nel pugno, ha avuto un incontro positivo con Prodi che ha riaperto uno spiraglio per Emma Bonino. L’altro candidato, Clemente Mastella dell’Udeur, per tutta risposta ha convocato i vertici del partito minacciando un appoggio esterno.
Sembra invece volgere verso una soluzione la questione Enrico Letta. Il responsabile economico della Margherita non era stato inserito nella rosa dei ministri Dl. Un’esclusione sgradita a un bel pezzo del mondo dell’economia, a partire da sindacati e Confindustria, che nemmeno Prodi ha accettato. Il Professore ha assicurato che un posto per Letta ci sarà, ma il diretto interessato non ha confermato se sarà quello di sottosegretario alla presidenza del consiglio, come ipotizzato nei giorni scorsi.
Negli incontri con Prodi i Ds hanno ufficializzato la lista dei loro ministri. Sono nove. E, a quanto pare, sul numero la Quercia non è disposta a trattare. Soprattutto - fa notare un esponente del partito - se dovesse passare la linea di Rutelli sui due vicepremier. Questi i nomi presentati al leader dell’Unione: Massimo D'Alema, Livia Turco, Barbara Pollastrini e Vittoria Franco, quindi Pierluigi Bersani, Fabio Mussi, Luciano Violante, Vannino Chiti e Cesare Damiano. Un lista che potrebbe però essere rimessa in discussione, visto che non c’è nessun esponente veltroniano. Ed è difficile pensare che il sindaco di Roma rinunci a un ruolo nella politica nazionale.