Un professore ci scrive: «Conosco i giovani, sono meglio degli adulti»

Caro direttore,
so che lei non sarà d’accordo, del resto ogni mattina faccio i conti con il disaccordo della maggioranza dei miei colleghi, io però vorrei comunicarle una convinzione che ho maturato in anni e anni di scuola e di cui sono più che certo, è la convinzione che i giovani sono più avanti degli adulti, ma di tanto! Non come conoscenze, evidentemente, né come padronanza di strumenti e di tecniche, ma come cuore. Sì, il cuore dei giovani d’oggi è quello che gli adulti avevano, ma che ora è coperto da tanta ruggine, la ruggine dell’ideologia e dello scetticismo. Mi è accaduto un fatto l’altra settimana che mi ha rafforzato in questa convinzione: sono entrato in classe per fare una lezione di storia su Napoleone e una ragazza ha alzato la mano e mi ha chiesto che significato avesse la storia. Ne è nata una discussione interessantissima che mi ha cambiato radicalmente, io avevo tante e tante definizioni di storia e le ho anche snocciolate, ma quella ragazza e molti suoi compagni mi hanno testimoniato che la loro passione alla storia nasceva dalla ricerca di una speranza per la loro vita. Questo mi ha commosso, mi ha fatto ritrovare me stesso. Eccolo lì il dato di fatto, i miei studenti sono più avanti di me sull’umano, rendersene conto è stupendo, ancor di più è che da questo contraccolpo il mio umano venga ridestato. Quella mattina mi è accaduto, ma quella è la sfida di ogni giorno, di riconoscere una passione alla vita che emerge dentro l’accartocciarsi delle cose e attaccarvisi così da esserne contagiato. Invece troppi adulti rimangono arroccati sul loro scetticismo e si pongono davanti ai giovani pensando di saperla lunga, e così si precludono la possibilità di essere ancora, per sempre giovani. È tempo di una svolta epocale, l’ideologismo e lo scetticismo di cui sono imbevute le nostre generazioni cominciano a cadere dove vi è un uomo che riparte dal suo cuore, dalle sue esigenze più profonde, dal suo desiderio di felicità. E per farlo c’è una sola strada, quella di attaccarsi a chi questa domanda umana la vive. Ognuno faccia ciò che vuole, io questa possibilità la trovo in tanti, tanti giovani!
Abbiategrasso

Caro Mereghetti, perché pensa che io non sia d’accordo con lei? In linea di principio i giovani sono sempre meglio degli adulti: a vent’anni è ancora tutto intero, quanti sogni (non balle, come cantava Guccini) si hanno in testa a quell’età. I sogni significano anche l’idealità, la purezza d’animo, l’indisponibilità a scendere a compromessi. I giovani sono più radicali, più essenziali, per definizione non ancora corrotti dallo scetticismo, più vicini alle domande vere della vita e pronti a dare risposte che non siano quelle della resa e della rinuncia. Ma questo si sa. Il problema, caro Mereghetti, non sono i giovani: è la società degli adulti che, rispetto a una volta, dà loro meno strumenti per crescere: le famiglie sfasciate, una scuola in emergenza educativa, la carenza di modelli e valori da imitare... I giovani sono sempre meglio degli adulti, ma per non sprecare i loro talenti avrebbero bisogno di adulti un po’ migliori. Magari anche solo capaci di dar loro qualche regola in più: perché senza regole da infrangere come si fa a diventare grandi davvero?