IL PROFESSORE CREATO A TAVOLINO

Silvio Berlusconi ha ieri ricordato che il popolo italiano gli ha dato in dote sempre più voti di quelli che ha dato a Prodi e che, anche oggi, è così. In altri termini, e al di là delle coalizioni e di ciò che significano in termini di voti, in Italia c'è ancora oggi una leadership di centrodestra più forte della leadership di centrosinistra.
È difficile dire cosa sia la leadership, come nasce e come si sviluppa. C'è chi dice che leader si nasce e chi dice che lo si può anche diventare. La leadership è una mescola di tante cose ma, alla fine, coincide con la persona stessa e con la sua capacità di instaurare un rapporto di fiducia con la sua base elettorale. C'è chi ha detto che il leader è quello che riesce a offrire ai suoi interlocutori una specie di ponte tra il presente e il futuro. Nel caso degli elettori il leader riesce a disegnare un futuro per loro e a rendere credibile presso i loro occhi la sua capacità di realizzarlo.
La differenza fondamentale tra Prodi e Berlusconi, in quanto alla leadership, è una: Berlusconi è un leader e dunque è il più votato; Prodi è il più votato perché i suoi lo hanno designato leader. Nel centrosinistra hanno fatto le primarie per confermare il candidato alla presidenza del Consiglio, scelto in precedenza. I partiti della coalizione hanno dato le loro indicazioni e il popolo di centrosinistra ha votato il professore di Bologna. Sanno di poter contare su un’organizzazione maggiore, più capillare, con più storia e dove i Ds fanno la parte del leone. Questo lo sapevano anche quando inventarono la par condicio in modo da privilegiare i partiti dotati di una grande presenza sul territorio sui partiti con meno storia e organizzazione come Forza Italia. Questa organizzazione, non altro, è ciò che ha fatto di Prodi un leader. O, meglio, ne ha fatto quello che più di ogni altro può provare a mettere insieme (magari senza riuscirci come negli anni del governo ulivista) parti della coalizione che poco hanno a che fare le une con le altre.
Basti pensare alle richieste del leader dello Sdi, Enrico Boselli, su Pacs e dintorni nonché l'attacco ai Ds per la candidatura dell'ex capo della Procura di Milano, Gerardo D'Ambrosio. La storia della leadership di Silvio Berlusconi è tutt'altra cosa. Non è inventata dalla coalizione. Anzi è venuta prima della coalizione e ha dato vita alla coalizione stessa. Senza Berlusconi il centrodestra non ci sarebbe e, quindi, neanche il sistema bipolare.
Nei mesi scorsi, anche nel centrodestra, si è discusso molto della leadership. Ma anche qui vale il discorso che si è fatto per Prodi. O prendi più voti perché sei un leader oppure sei un buon mediatore che non ha la maggioranza dei voti ma che può tenere insieme la coalizione. La musica non cambia.
Ad oggi è così. Nel futuro si vedrà. Mille cose possono cambiare e alcune volte Berlusconi stesso ne ha parlato riferendosi a possibili capi del governo della coalizione di centrodestra diversi da lui. Ma se i voti hanno ancora un senso, Berlusconi incarna la leadership italiana più votata e che ha la fisionomia di una vera leadership. Dal lontano 27 marzo '94 è andata così. Al tempo della nascita del bipolarismo quasi tutti, da una parte e dell'altra, sostennero la bontà di un modello elettorale dove gli elettori scegliessero un leader, un programma e una coalizione. Poi, strada facendo, nel centrosinistra hanno trovato qualche difficoltà a trovare un leader e ne hanno dovuto costruire uno che, dopo aver mandato a casa mentre era presidente del Consiglio, hanno fatto votare di nuovo alle primarie e lo ripropongono, oggi, alla stessa carica. Non c'è male.