Il Professore ha rifatto i conti: la cassa vale novanta milioni

I prodiani: il patto che assegna al leader l’1,86% delle risorse della coalizione è superato. Quercia e Margherita: si scordino di gestire i rimborsi elettorali

Laura Cesaretti

da Roma

«I soldi sono il potere», ammette Angelo Rovati. Per questo, come ben sa il braccio destro organizzativo di Romano Prodi, i partiti vogliono tenere in mano le chiavi della cassa.
Una cassa ricca, molto ricca: 132 milioni di euro in cinque anni, provenienti dal finanziamento pubblico (ora si chiama «rimborsi elettorali») elargito per le ultime tornate di europee e regionali alla lista Uniti per l’Ulivo (ds, margherita, Sdi, repubblicani e Prodi). Per non parlare di quelli che entreranno dopo il 2006 per le politiche: «Almeno 18 milioni l’anno», prevede lo spin doctor prodiano Giulio Santagata.
Ora su quella cassa si è aperto un contenzioso praticamente pubblico tra i partiti e il Professore, a suon di scambi di letteracce via giornali. Prodi e il suo staff ritengono, spiega Santagata, che «sia giunto il momento nel quale una quota di risorse deve essere assegnata alla diretta responsabilità del candidato premier per la campagna elettorale, che è già praticamente iniziata. Il tempo stringe, è ora di discuterne». L’accordo che era stato fatto (e sottoscritto dal notaio) nel 2004, alla vigilia delle scorse elezioni europee, va superato, dicono i prodiani. Quell’accordo prevedeva che l’1,86% (doveva essere il 2%, ma forse i partiti hanno applicato in corner una trattenuta), pari a 1 milione 495mila euro, finisse all’associazione dell’Ulivo, ossia a Prodi. «Non era un’elargizione dei partiti al candidato premier, è scorretto che i tesorieri ds e Margherita dicano “abbiamo sborsato”: sono i contribuenti che hanno sborsato, i partiti hanno solo incassato, e noi con loro», puntualizza Santagata. E comunque quei soldi sono stati usati per «mettere Prodi in condizione di esercitare la sua leadership: pagare lo staff, la sede, i telefoni, ma soprattutto l’iniziativa politica». E l’elenco è lungo e puntiglioso: 21 appuntamenti della Fabbrica del programma («Un’idea che francesi e cinesi ci vogliono copiare», assicura lo spin doctor), i siti internet del Prof, le 19 manifestazioni di Prodi per le regionali, seminari in giro per l’Italia eccetera. «Abbiamo speso anche 2.850 euro di bar per la coalizione», nonchè pagato in proprio il simbolo dell’Unione (che poi si è scoperto inutile, visto che non parteciperà alle politiche causa proporzionale). Il conto è presto fatto: «In tutto abbiamo speso 2 milioni di euro», quindi più di quel che era entrato dai partiti. «A quel punto abbiamo chiesto soldi non a loro, ma alla fondazione Governareper», che è presieduta dal medesimo Rovati. «Non posso permettere che passi il messaggio che noi non abbiamo contribuito alle campagnedi Prodi», dice lui, replicando all’accusa dei tesorieri di Ds e Margherita, Sposetti e Lusi. «Ho qui le copie dei bonifici che la fondazione ha fatto all’Ulivo: 600 milioni di euro. E non sono pseudosoldi, come dice l’onorevole Giachetti».
Al di là delle note spese, l’oggetto del contendere è chiaro. «Se l’Ulivo è così importante come dicono i partiti, riconvertiti alla lista unitaria dopo le primarie, allora ci dicano quanto vale», dice Rovati. Aggiunge Santagata: «Se la lista dell’Ulivo è l’anticamera del partito democratico, come hanno scritto ds e dl nelle loro delibere, devono riconoscere all’Ulivo un livello di autonomia economica, in capo direttamente a Prodi. E superiore a quell’1,86% di prima». Martedì Prodi andrà al redde rationem con con Fassino e Rutelli. Ma la musica che arriva dalle sedi dei partiti non è delle più concilianti: «Il Prof vuole gestire il finanziamento pubblico? Se lo scorda».